Al peggio non c’è mai fine. Quell’assoluta incapacità di dialogare e confrontarsi

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Ancora una volta nel mondo “pentastellato” si parla di aspetti tecnici, come in questo caso quelli pubblicitari, che non si conoscono e i risultati si vedono. Premesso che è assolutamente possibile calcolare gli impatti sulla finanza pubblica del divieto totale di pubblicità e sponsorizzazioni, se MEF e Lavoro/MISE (dove adesso lavora il ministro Di Maio) avessero contattato le tre associazioni di categoria avrebbero avuto, in tempi rapidi e in modo esaustivi, questi dati e avrebbero potuto “licenziare” il Decreto Dignità dopo aver analizzato attentamente pro e contro. Era chiedere tanto? Il problema è che se manca dialogo e confronto poi si arriva inevitabilmente ad un Decreto Dignità assolutamente non urgente oltre che inutile e dannoso per gli operatori. 

La stima degli impatti sulla finanza pubblica del divieto totale e assoluto di pubblicità sul gioco legale previsto dalla norma non è semplice, in quanto gli investimenti pubblicitari vengono effettuati dai concessionari, mentre l’Agenzia delle dogane e dei monopoli non promuove il gioco legale in alcuna forma”. Lo ha detto ieri – intervenendo alla seduta di ieri delle Commissioni Finanze e Lavoro della Camera, impegnate nell’esame del Decreto Dignità – la sottosegretaria all’Economia (MEF) Laura Castelli .

Castelli ha anche sottolineato che “in nessun Paese comunitario vige analogo divieto ed è la prima volta che il divieto, in forma così completa e assoluta, viene introdotto nel nostro Paese” E ancora , “le precedenti limitazioni alla pubblicità”, introdotte da decreto Balduzzi e Stabilità 2016 “non hanno prodotto effetti significativi di riduzione delle entrate. Questi provvedimenti  legislativi non erano paragonabili con quello in esame, in quanto ponevano limitazioni alla pubblicità sulle reti generaliste, dove comunque la pubblicità poteva essere effettuata prima delle ore 7 e dopo le ore 22, e che nessuna limitazione era prevista per le reti a pagamento, dove tra l’altro vengono trasmesse in esclusiva le partite di calcio. Non era inoltre prevista alcuna limitazione per i quotidiani e la carta stampata, per la pubblicità visiva, cosiddetta cartellonistica, e per la sponsorizzazione di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi nonché per tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale”.

Secondo Castelli, quindi “poiché l’articolo 9 del provvedimento, a differenza dei precedenti citati, pone un divieto totale di ogni forma di pubblicità e di sponsorizzazione, non è stato possibile stimare il minor gettito erariale sulla base di precedenti esperienze e nella relazione tecnica si è quindi proceduto, come chiaramente affermato nella stessa, a una « stima presuntiva » dei probabili effetti negativi in termine di vendita dei prodotti. Il riferimento ai mancati investimenti da parte dei concessionari rappresenta soltanto una « controprova » della stima presuntivamente determinata”.

E sul criterio utilizzato per le stime, “nella peggiore delle ipotesi, gli investimenti pubblicitari, per coloro che li effettuano, darano un ritorno in termini di ricavi almeno pari all’investimento fatto. Poiché è stato verificato che ogni euro di ricavo – aggio – corrisponde, mediamente, ad un introito erariale tre volte superiore, il risultato che si ottiene è quello scaturente dalla predetta stima presuntiva”. (fonte: Agimeg)