Baranca (FederBet): Match fixing? Le società di calcio devono capire che è necessario prevenire piuttosto che curare

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Francesco Baranca (nella foto in primo piano), uno dei massimi esperti (in ambito internazionale) di azioni di contrasto al fenomeno del match fixing, spiega, per la prima volta in esclusiva su NonGiochiamo.it, ciò che sta avvenendo in Italia e a livello internazionale, sottolineando come non esista, ancora oggi, un’armonizzazione delle norme in ambito europeo. Le stesse federazioni e società sportive non hanno deciso come muoversi, sia singolarmente, sia in termini di azione comune. Un’intervista, tra l’altro, che mette a nudo le debolezze e fragilità del mondo dello sport (non solo italiano). Tutti sono d’accordo che bisogna contrastare la piaga del match fixing, ma sono pochissime le realtà che si muovono seguendo una strategia specifica sul tema.

Per la cronaca Baranca è stato chiamato a ricoprire in Ucraina il delicato ruolo di procuratore federale. Ruolo che ha portato lo stesso segretario generale di FederBet ad istituire un comitato etico di alto livello internazionale, con esperti provenienti da più Paesi e settori di competenza. Un esperimento messo in campo per la prima volta da una federcalcio europea.

1) Baranca, nel concreto, anche alla luce del flusso di scommesse anomale registrate su Parma-Ancona, cosa consiglierebbe ai Presidenti delle tre leghe professionistiche di calcio per tutelarsi da situazioni similari?
R: Ci fossero tre presidenti nel calcio professionistico italiano. A parte gli scherzi, credo che tutte le componenti del calcio si debbano responsabilizzare riguardo al problema. L’atteggiamento è sempre lo stesso, si grida quando scoppia lo scandalo e poi si ritorna al silenzio assoluto. Silenzio e mancanza di competenza sono benzina per il fuoco della manipolazione. L’ex presidente Andrea Abodi (Lega B) ha fatto davvero tantissimo per cercare di sconfiggere il problema. Ma anche le società (tutte dalla più grande alla più piccola) devono capire che è necessario prevenire piuttosto che curare.
2) Dal suo osservatorio privilegiato quanti casi sospetti ci sono stati, quest’anno, nel calcio italiano?
R: Già anche un solo caso sarebbe troppo, e purtroppo i casi di movimenti anomali, sono stati piuttosto numerosi anche quest’anno con Lega Pro e serie giovanili, a farla tristemente da padroni.
3) Quali sono le “basi” più pericolose del match fixing in Europa e più in generale nel mondo? Questi soggetti criminali hanno business “collaterali/primari” in altri settori (tipo armi, droga, prostituzione, usura, riciclaggio) e investono i soldi nel business facile del match fixing?
R: Le basi spesso sono localizzate a Cipro e Malta, crocevia e in molti casi “scuole” di manipolazione (chiaramente per la presenza di personaggi sospetti attivi su questi territori, nda). Il caso “Eldense” getta ombre inquietanti anche sull’Italia intesa come esportatrice organizzata del germe della manipolazione.Non dimentichiamoci che l’inchiesta “Dirty soccer”, dava uno spaccato tremendo, in cui discipline e Paesi diversi venivano coinvolti (l’Italia per il calcio – la Serbia per il basket – Cina per il football internazionale – e come finanziatori alcuni dirigenti di squadre maltesi). Ma nessun paese europeo può dirsi immune dal problema.
Io credo che nell’Ovest europeo sia più un problema legato ai calciatori, mentre nell’Est europa le organizzazioni criminali controllino l’attuazione di queste attività criminali. Certo per le organizzazioni criminali il match fixing è una manna, pochi rischi penali e doppio guadagno, lavano di fatto il denaro con enorme profitto.

4) Quando e come si arriverà, sul mercato UE, ad un’armonizzazione delle norme di contrasto al match fixing?
R: Non credo questo succederà mai. La politica non capisce il fenomeno, lo affronta senza averne le basi, idem per le Federazioni sportive, che pregano non succeda nulla, ma senza avere un minimo di programmazione. E’ 15 anni che il fenomeno prolifera ed ancora non si vedono nemmeno proposte di prevenzione dello stesso.
5) Quali sono i progetti più importanti che sta portando avanti in questi mesi come Federbet sul mercato internazionale?
R: Continuiamo la nostra attività con i partner storici, La Liga spagnola, Atalanta, Udinese e tutte le squadre di serie B. E lo facciamo con la maggiore attenzione possibile, soprattutto, in questo periodo di fine campionato. Siamo parte di un progetto Erasmus della Comunità Europea per il monitoraggio di 5 leghe di basket (Lettonia-Svezia-Finlandia-Estonia-Lituania). Ed ovviamente proseguiamo la collaborazione con i bookmakers legali, che sono per noi fonte preziosissima di informazioni e noi ci auguriamo di essere per loro, un importante forma di protezione.
6) Come sta procedendo la sua esperienza in Ucraina, come capo della procura federale?
R: E’ un’esperienza difficile, ma estremamente affascinante. Il presidente della Federcalcio Ucraina (FFU), Andriy Pavelko, mi ha dato carta bianca e il lavoro da fare è moltissimo. Ma già abbiamo avuto qualche soddisfazione. Sto visitando tutte le squadre, monitoriamo tutto in anticipo e non dimentichiamoci che sono “aiutato” in questo lavoro da un comitato, al cui interno vi sono il direttore dell’integrità della Liga (Alfredo Lorenzo), l’avvocato, che, in questo momento ,nello sport è per me il numero uno italiano (Cesare Di Cintio) e uno dei professori e giudici più esperto in dinamiche di giustizia sportiva (il giudice FIGC, Mauro Sferrazza). Credo che poi il comitato vedrà un ampliamento e la sua figura (fa riferimento al direttore dell’agenzia Sporteconomy, nda), come massimo esperto di giornalismo economico sportivo, sarebbe la “ciliegina sulla torta”.
7) Come valuta i primi mesi di attività del suo alter ego in FIGC (parliamo chiaramente di Giuseppe Pecoraro)?
R: Trovandomi nella stessa posizione, capisco le problematiche che deve affrontare. Io, parlo della materia in cui sono esperto, ho deciso per esempio di puntare tutto sulla prevenzione. Per me sarebbe un grandissimo onore, confrontarmi con il dott. Pecoraro (già prefetto di Roma dal 2008 al 2015, nda) per scambiarci opinioni ed idee.