Baretta (MEF): Una linea proibizionista non fa sparire il gioco al massimo lo nasconde

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“…Restiamo convinti che una linea proibizionista non fa sparire del tutto il gioco, al massimo lo nasconde. Non è questo lo scopo del lavoro che è stato chiesto nel 2014 dal Parlamento al Governo, con la delega fiscale, prima, e la legge di bilancio, dopo. Combattere la ludopatia, contrastare il gioco illegale, limitare e controllare quello legale, qualificarlo e regolamentarlo, è il mandato che abbiamo avuto. Il primo passo di questa nuova strategia di riduzione e regolamentazione del gioco è la decisione del Governo, inserita nella manovra correttiva di aprile, di tagliare del 35% le slot machine, che passeranno da oltre 400 mila a 265 mila, entro aprile 2018. È stato questo il presupposto che ha portato, dopo un lungo e proficuo percorso di dialogo e confronto con Regioni ed enti locali, all’intesa per il riordino del gioco pubblico. Dimezzamento, in tre anni, dei punti gioco, dagli attuali 98mila a circa 50mila; introduzione della tessera sanitaria per giocare e accesso selettivo ai punti di gioco per la tutela dei minori; riduzione da 500 a 100 euro nel taglio di banconote che possono essere immesse nelle Vlt; richiamo alle previsioni contenute nel documento redatto dall’Osservatorio per il contrasto del gioco patologico del Ministero della Salute; innalzamento dei sistemi di controllo, il costante monitoraggio dell’applicazione della riforma, anche attraverso una banca dati gratuita sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio, alla quale possono accedere i Comuni. Sono questi i punti centrali di un accordo che fornisce un quadro nazionale unico, che rispetta le autonomie locali, che contribuisce a ridurre l’offerta, che tutela i cittadini, facendo propria quella sensibilità sociale nata nel mondo dell’associazionismo e della società civile”. Per il Sottosegretario quanto fatto finora “sicuramente non è tutto, e non è ancora abbastanza, ma si tratta di una strategia che necessita di una forte collaborazione tra lo Stato centrale e quello locale, le associazioni e la società. – lo ha dichiarato di recente durante la presentazione di un libro sul tema del gioco pubblico, Pier Paolo Baretta (MEF), sottosegretario di Stato con delega ai giochi.

Tutto questo può anche essere vero, perché era necessaria, sicuramente, una maggiore regolamentazione del mercato. Sono gli stessi operatori del mercato, che, da tempo, hanno creato un dibattito sul tema, ma è altrettanto vero che ciò che sta succedendo in Piemonte, da alcuni giorni, è una forzatura e non consente un dialogo “sostenibile” tra operatori e Regione (come in questo caso). Il dispositivo messo in campo dal governatore Chiamparino è più nella direzione “proibizionista” che in quella del dialogo per arrivare ad una soluzione condivisa tra le parti. E’ stato imposto agli operatori, punto e basta. Così non va assolutamente.