basso-pd-chiede-il-divieto-assoluto-della-pubblicita-per-le-aziende-legali

I nuovi “crociati” dell’anti-gioco. Non ha dubbi Lorenzo Basso, parlamentare PD di origini liguri, che, sul quotidiano “Avvenire” di recente, con tanto di “sottotitolo” (Bisca Italia), ha rilasciato un virgolettato che non lascia spazio al dialogo o al confronto.

“L’aumento dell’investimento pubblicitario per l’azzardo è un tentativo di risposta delle aziende al risveglio della coscienza civile nella società e in quei settori della politica che vogliono recuperare il terreno perso negli ultimi vent’anni. Ma la grandissima disponibilità economica delle imprese può mettere a rischio questi progressi. Serve ovviamente un divieto totale della pubblicità, oltre alla riduzione drastica dell’offerta nei luoghi pubblici”. Basso tra l’altro ha creato in questi ultimi anni un intergruppo parlamentare contro il gioco d’azzardo cui hanno aderito un centinaio di parlamentari, tra cui anche la ex campionessa olimpica Valentina Vezzali di ALA-Scelta Civica.

Sempre Basso, che ha lanciato l’hashtag #StopagliSport e un portale ad hoc (www.noneungioco.it), in un altro passaggio dell’intervista sul quotidiano cattolica mescola aspetti legali ed illegali come se fossero due facce della stessa medaglia, e invece non è assolutamente così. “…L’opinione pubblica sta capendo quanto sia “controproducente” giocare, perché è matematicamente certo che si perde, per non parlare delle infiltrazioni criminali”. Chi dovesse leggere questo virgolettato sarebbe portato a pensare che gioco e infiltrazioni criminali siano strettamente collegate e sembra quasi che le aziende legali alla fine siano i poliziotti buoni rispetto a quelli cattivi, ma alla fine sempre parte integrante di questo settore, almeno a credere in ciò che esprime il parlamente PD genovese.

Nell’ultima risposta sempre il deputato Dem si spinge poi in considerazioni di carattere economico: “…Tra l’altro un divieto di pubblicità non comporta in modo diretto un mancato introito per lo Stato”. Assolutamente e tecnicamente falso. Ma al netto di questo non si capisce perché le aziende legali autorizzate da AAMS non possano decidere autonomamente come e dove allocare le proprie risorse pubblicitarie. Quindi non solo “censura” pubblicitaria, ma anche divieti e limiti per distruggere un comparto (tra i più sani economicamente parlando) dell’entertainment tricolore.L’unica cosa certa è che Basso (PD) si presenta come il “crociato” dell’anti-gioco.