Beccalossi si contraddice: adesso il mercato del gioco è legale e regolare. Ma allora di cosa parliamo da mesi?

beccalossi-si-contraddice-adesso-il-mercato-del-gioco-e-legale-e-regolare-ma-allora-di-cosa-parliamo-da-mesi

L’agenzia specializzata Agimeg ha intervistato Viviana Becccalossi, assessore all’Urbanistica della Regione Lombardia (in quota a Fratelli d’Italia), da sempre una delle più convinte esponenti del fronte anti-gioco.

Quattro le domande/risposte di questa intervista, che mi hanno colpito di più. E’ singolare che in questa intervista, però, ci siano dei passaggi in antitesi con il Beccalossi-pensierio.L’assessore lombardo infatti ha sottolineato che il gioco regolare è legale e giocare è nella sfera della libertà individuale di ciascun soggetto. Perfettamente d’accordo, ma allora mi verrebbe da dire: di che cosa parliamo? Se è vero che è tutto lecito e regolare, allora perché, da mesi, si scaglia contro appunto un sistema regolare? Ma c’è anche una bella scivolata finale, quando sottolinea come le tasse prese dai giochi (se utilizzate per una serie di iniziative sociali) sono comunque una “resa dello Stato”. Assolutamente in totale disaccordo su questo pensiero. 

FONTE: AGIMEG

D: Attaccare sempre e comunque il gioco legale non rischia di avvantaggiare gli operatori illegali?
Se parliamo di scegliere tra Stato e criminalità organizzata la domanda non si pone nemmeno. Ma se l’equazione ‘più gioco legale uguale meno gioco illegale’ è indiscutibile e solo un pazzo potrebbe criticarla, c’è anche chi, come la sottoscritta e tanti amministratori pubblici di tutta Italia, non si accontenta di questo. Non critichiamo il sistema gioco e nemmeno la possibilità che ci sia un’offerta regolamentata, quanto l’eccesso dell’offerta, che in questi ultimi anni ha raggiunto livelli a mio avviso insopportabili.
D: Possiamo almeno riconoscere che è più facile confrontarsi con lo Stato, piuttosto che con le organizzazioni criminali?
Lo ripeto, il problema non è scegliere tra gioco controllato dallo Stato e traffici illegali. Il problema è che l’enorme gettito fiscale che ne deriva è diventato la scusa per riempire le tabaccherie di Gratta e Vinci, i bar di slot machine, le estrazioni del Lotto ogni cinque minuti e vedere che nelle sale gioco ormai si scommette su eventi virtuali. Senza cadere nel moralismo: non è che si sta approfittando del sistema gioco, ma soprattutto dei cittadini, per fare entrare nelle casse dello Stato soldi ‘facili’? Io credo che la parola etica, che ormai sembra essere passata di moda soprattutto quando si parla di politica, in questo casa serva ancora. E’ etico moltiplicare le occasioni di gioco utilizzando centinaia di migliaia di cittadini come bancomat? Io credo di no. A me tutto questo non piace.

D: E’ capitato spesso che le politiche europee dell’austerity hanno portato ad aumentare le tasse su scommesse, slot e via dicendo. E’ giusto aumentare le tasse sul gioco o pensate che ricada tutto nelle tasche dei cittadini?
Nelle tasche dei cittadini il sistema gioco sta già attingendo da molto. Sia chiaro: tutto nella legalità e nella libera scelta di ciascuno. Diciamo che non mi scandalizzerebbe se un gratta e vinci costasse qualcosa in più e magari si evitasse di promettere a chi gioca di ‘vincere facile’, quando tutti sappiamo che a vincere è sempre il banco.

D: Il maggior gettito fiscale proveniente dal gioco può essere impiegato in servizi per i cittadini. In che modo?
Aumentare i servizi ai cittadini, in qualunque settore, è sempre positivo. Però non mi piace chi dice di voler destinare alla cura dei malati di gioco parte dei proventi derivanti dal gioco stesso. Mi pare il classico discorso del cane che si morde la coda. E in Italia i soldi per migliorare i servizi possono essere recuperati anche tagliando gli sprechi. Non esiste che passi il messaggio ‘il Colosseo cade a pezzi, facciamo una bella lotteria’. Mi sa tanto di resa dello Stato.