Beppe Grillo e la “matematica” che non torna sull’azzardo. Il fact checking manda in frantumi le tesi 5Stelle

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Nel giorno del 25 aprile, Beppe Grillo, nel suo blog, ha deciso di pubblicare una lettera aperta ai sindaci del M5S presenti sul territorio nazionale. Tema: il gioco d’azzardo. L’intento è chiaro: sparare un po’ di numeri assolutamente decontestualizzati (forse ripresi da una indagine dell’Espresso – totalmente smontata numeri alla mano proprio da questo blog) sul fenomeno “gambling” senza mai andare in profondità. Perché così, chiaramente, qualsiasi tesi che si porta avanti è (senza tema di smentita) quella giusta. Peccato che NonGiochiamo.it proprio in uno dei primi post aveva parlato dei numeri del gioco in Italia dimostrando calcolatrice alla mano che i numeri dell’Espresso meritavano un’altra lettura tecnica incontestabile. Ma prima vi faccio leggere il passaggio centrale su cui verte l’intero intervento di Grillo. Di seguito parte del testo e il link integrale al post. 

Dal blog di Grillo:

Lettera aperta dei sindaci del MoVimento 5 Stelle
L’azzardo di massa sta segnando sempre di più il volto delle nostre città: negozi e botteghe artigiane chiudono per mancanza di clienti e al loro posto proliferano sale da azzardo con il loro contorno di finanziarie e “compro oro”; bar e tabaccherie sono diventati mini-casinò -dove di fatto azzardano anche preadolescenti- e una delle cause principali di indebitamento di famiglie e imprese. Accanto a questi luoghi si è diffusa l’usura, dove non sia la criminalità stessa ad infiltrarsi nella gestione delle sale.
Nel 2016 in Italia, si sono “giocati” 95 miliardi, infrangendo ogni record: 7,9 miliardi al mese, 260 milioni al giorno, quasi 11 milioni l’ora; una somma pari al 4,75% del PIL, al 12% della spesa delle nostre famiglie, su cui ricadono i drammi umani, aggravati da indebitamento ed usura.

Per chi come noi, riveste il ruolo di Sindaco è un dovere morale, prima ancora che politico, intervenire su questa nuova alienazione che spesso porta una pesante dipendenza patologica e danni al tessuto economico e sociale.
In questi anni molte amministrazioni comunali hanno disposto, attraverso regolamenti e ordinanze, limitazioni di orari e distanze dai luoghi sensibili (scuole, chiese, luoghi di socializzazione) a tutela della salute delle fasce deboli, anziani e minorenni su tutti, e per ridare un volto più umano alla città. Lo hanno fatto affrontando i ricorsi dei gestori, supportati dai colossi finanziari della filiera. E la loro costanza ha vinto: negli anni le sentenze dei TAR, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale hanno sancito che le norme regionali e le prescrizioni comunali in questo ambito sono legittime, anzi doverose.

http://www.beppegrillo.it/2017/04/la_battaglia_di_civilta_contro_il_gioco_dazzardo_dei_sindaci_5_stelle.html

A seguire il riesame completo dei numeri dell’Espresso da cui parte lo stesso Grillo nel testo di cui sopra.  Post che ho pubblicato tra i primi della sezione “Fact Checking”

Secondo l’Espresso, gli italiani nel 2016 avrebbero speso 95 miliardi di euro (il 4,7% del PIL), ma il dato viene presentato come se avessero gettato questo denaro fuori dalla finestra, manipolati dall’azienda di turno. Peccato che le “vincite” redistribuite siano state pari a 76.5 miliardi di euro (elemento passato quasi sotto traccia nell’inchiesta in oggetto). Facciamo quindi un po’ di conti: 95 miliardi di euro speso nettati delle vincite che gli italiani hanno portato a casa, generano un numero complessivo “pulito” pari 18,5 miliardi di euro. Per i colleghi dell’Espresso poi il totem dei 95 miliardi genererebbe una spesa media per italiano pari a 1.583 euro. Il messaggio che il settimanale italiano vuole lanciare è: l’italiano medio si “brucia” su base annua un importo pari ad uno stipendio medio mensile. Ma tornando alla matematica questa cifra esce casualmente suddivendo i 95 miliardi per i 60 milioni di italiani che vivono stabilmente nel Paese. Peccato però che solo i maggiorenni possono giocare legalmente quindi non 60 milioni di persone ma meno di 50 milioni di cittadini (ovvero quelli che corrispondono agli aventi diritti al voto, come successo nell’ultimo referendum costituzionale del 4 dicembre scorso). Anche perché i restanti 10 milioni inseriti nell’inchiesta dell’Espresso sono minorenni, quindi per legge non hanno accesso assolutamente al gioco.

Pertanto il rapporto è completamente diverso. Bisogna considerare il dato “nettato” (18,5 miliardi) diviso per i 50 milioni di cittadini italiani maggiorenni. Cosa emerge? Che il valore medio di giocata annua è di 370 euro (non quindi 1.583 euro). Se poi volessimo fare una ulteriore considerazione numerica il dato dei 370 euro lo dovremmo correttamente suddividere per 12 mesi ed esce una cifra pari a 30,83 euro. In sintesi, 1,02 euro a testa su base giornaliera di gioco. Praticamente il costo di un caffè in un bar della periferia di una grande città italiana.

Pertanto caro Beppe di che cosa stiamo parlando? Forse avresti dovuto concentrarti maggiormente sul significato della giornata del 25 aprile, e invece hai scelto un tema (il gioco d’azzardo) presentando dati disaggregati la cui lettura è parziale, perché, secondo me, sei tu il primo a non sapere “tecnicamente” di cosa stai parlando e te l’ho dimostrato con un sempre contro-post. 

Chiosa finale sulla “ludopatia”: è vero esiste, ci mancherebbe, e bisogna fare di tutto perché diminuisca drasticamente (tutti insieme: aziende del gioco, così come le strutture sanitarie, come i dipartimenti degli enti locali preposti), ma prima il M5S mi dimostri carte alle mano (non con la tipologia di post che hai pubblicato quest’oggi sul fenomeno dell’azzardo, per esempio) quanti sono realmente nel nostro Paese. Escono solo “numeretti” senza alcuna certificazione. Lo sai questo, Beppe? Secondo me non sai neppure questo. Ti fidi, forse, dei numeri che ti danno i tuoi, ma i tuoi a quali dati hanno accesso? E’ questo il tema, se vogliamo parlare “seriamente” di ludopatia allora si arrivi concretamente a stabilire realmente quanti sono, altrimenti fino a quel giorno, per favore, parlate piuttosto del significato del 25 aprile nel nostro Paese, ma non parlate di ludopatia. La verità è che parlate di ludopatia sul “sentito dire”, ma mai sulla certificazione scientifica del fenomeno, che viene trattato solo politicamente come feticcio ideologico. E anche questo è assolutamente poco bello, in termini di immagine.

Oggi avete pubblicato dei dati, dei numeri, che non tornano e dovresti sapere, che nell’era del fact checking, oggi nessuno è “intoccabile”: neppure il grande Beppe Grillo. Mi dispiace, ma non esci brillantemente dalla “verifica” dei dati. La prossima volta scrivici, ti aiuteremo piuttosto a raccontare una realtà, che (forse) non conosci in modo così approfondito, come vorresti far credere ai tuoi elettori. E quando si scrive, caro Beppe, i numeri devono tornare, perché la matematica non è una opinione. La matematica non fa rima con campagna politica. Dici di essere post-ideologico, e invece sul tema dell’industria del gioco diamine se sei ideologico…