Carlo Calenda il “liberale”, ma stranamente non sul gioco.

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Da alcuni giorni Carlo Calenda, ex ministro del MISE ai tempi dei Governi Renzi e Gentiloni, dopo aver preso la tessera del PD, si sta facendo un giro nelle tv per parlare del suo nuovo progetto politico (sempre che riesca concretamente a decollare). Ieri è stato ospite di In Onda su La7. Ha parlato di tanti temi e della sua idea di Stato liberale.

Ha dichiarato: “Sono d’accordo con Di Maio sul tema del divieto della pubblicità collegato al mondo del gioco. Lo Stato ha (per colpa del gioco, nda) dei costi sociali e alcune di queste forme creano dipendenza nelle famiglie italiane. In sintesi: (il gioco) non lo posso vietare, perché non è illegale, ma non lo faccio promuovere su media e altre forme di promozione (sport, cultura, ecc.). Di Maio su questo tema ha fatto bene”.

La cosa incredibile è che, prima di questo intervento molto duro, Calenda si era presentato come un liberale doc. Talmente liberale da essere pronto a vietare la pubblicità di aziende ed operatori legali che operano seguendo tutte le regole imposte dallo Stato. Complimenti “liberale” Calenda. Non c’è che dire.