Decreto Dignità: i conti non tornano. L’ombra del disastro occupazionale nell’industria del Gioco

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Secondo quanto riferito da Governo, un attimo dopo la conversione del DL Dignità in legge dello Stato, “creerà 80 mila posti di lavoro nei prossimi 10 anni”.

Se fosse vero l’impatto sui livelli occupazionali del Paese sarebbe veramente residuale (ovvero 8 mila posti su base annua). Nella realtà, secondo quanto risulta, invece, dai nostri calcoli, si rischia, già solo all’interno del mercato del Gioco (un settore specifico, quindi non l’intero sistema lavorativo) 30 mila posti nei primi tre anni. Trenta mila su un comparto di 120 mila è una cifra monstre (e ripeto non stiamo parlando di tutti gli altri settori).  E oltre a ciò si rischia di allontanare nuovi investitori stranieri, che non avranno alcuna intenzione di approcciare un mercato così difficile come l’Italia.

Sarà una ecatombe in ambito occupazionale e a livello economico “macro”. Si sarebbe potuto evitare? Assolutamente. Certo che si poteva evitare.

Nella cultura democratica di un Paese c’è sempre il dialogo. La politica è la sintesi di posizioni diverse tra loro e il governo ha come fine creare le condizioni per generare “felicità” non disoccupazione.

Chiedo: come è possibile che i diretti interessati (le aziende del gioco) non abbiano avuto mai il diritto di sedersi al tavolo del ministero (Lavoro/MISE)? E’ un pericoloso precedente, perché passa il concetto che si possa intervenire su un comparto senza confronto e dialogo. Certamente è incredibile che un provvedimento del ministero del Lavoro e MISE generi disoccupazione. Anche questo non l’avevamo mai visto prima.