Di Battista contrasta l’azzardo ma chiede al “gioco” i fondi per il reddito di cittadinanza

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“Abbiamo scritto una legge per aumentare la tassazione sul gioco d’azzardo. Nessun aumento mastodontico. Un aumento di buon senso con il quale trovare risorse per il “reddito di cittadinanza, ovvero dare una mano alle stesse persone che maggiormente buttano la loro vita nelle slot machine. La proposta di legge è semplice, con la quale innalziamo la tassazione del gioco, tutto, dalle slot alle videolottery, al gioco online al 22%”.

Con queste parole, fuori dalla comune logica (per non parlare del buon senso), il deputato Alessandro Di Battista (nella foto in primo piano) ha annunciato sul suo blog che presenterà un disegno di legge per aumentare la tassazione sul gioco d’azzardo. Ci sono degli errori di fondo in questa idea, grandi quanto una casa.

Prima di tutto non ha senso alcuno lanciare l’idea di un’unica tassazione spalmata su tutte le tipologie di gioco attualmente operative. Secondo non capiamo che senso abbia dire per “dare una mano alle stesse persone che maggiormente buttano la loro vita nelle slot machine” aumentiamo le tasse al settore del gioco. E’ un assoluto “non sense”. E anche pericoloso, come “pensiero”, mi permetto di dire. L’aumento non mastodontico e di buon senso (quale poi non si sa) genererebbe, secondo molti addetti ai lavori, un crollo dei volumi e dei payout. Questa idea di DDL è anche in antitesi con la filosofia pentastellata, che ha sempre visto il gioco come un “qualcosa” da colpire a prescindere. Prima quindi stigmatizzano lo sviluppo del gioco, poi per creare le basi economico-finanziarie per il plafond del reddito da cittadinanza, vado a chiedere agli operatori del settore gioco i soldi che servirebbero per aiutare chi è in difficoltà economia nel Paese. 

Se poker online, casinò online e betting oggi presentano una tassazione del 20% sul margine lordo (quindi si salirebbe del 2%, generando contraccolpi sui volumi e payout) la situazione ancora più grave la si toccherebbe con mano nel caso delle slot machine (attualmente la tassazione è del 15% sul totale delle somme giocate) e soprattutto delle VLT (dal 5,5% sul totale delle somme giocate al 22% della proposta M5S).

Se già, quindi, il Governo Renzi, nella legge di stabilità 2016, ha profondamente inciso sul mondo del gioco d’azzardo, la proposta di Di Battista va anche oltre. Praticamente metterebbe in ginocchio l’intero comparto. Ma la domanda sorge spontanea: il disegno di legge in esame nasce, per esempio, dopo aver sentito le associazioni di categoria e ancor di più le aziende presenti nel comparto? Secondo me, no. E’ chiaro che questa politica del “non ascolto” può, come in questo caso, creare solo problematiche, o mancate opportunità (nel migliore dei casi).