Di Maio (M5S) si scaglia contro il gioco. Su pubblicità, sponsorizzazioni e online rischia di far fallire molte aziende

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Se da un lato Luigi Di Maio, candidato premier per il Movimento 5 Stelle, con alcune ultime dichiarazioni sul gioco porta a casa il voto del fronte dei proibizionisti, di fatto allarga il fronte di chi non lo voterà a prescindere, anche tra gli ipotetici “indecisi”. Il politico campano parla di abolire le pubblicità sul gioco (che già da tempo vengono mandate in orari fuori dai “radar” dei più giovani), le sponsorizzazioni (soprattutto sportive) e di limitare fortemente l’online (quando quest’ultimo è sicuramente il segmento dove ci sono più controlli e monitoring anche rispetto al mercato “fisico”). Si pensi poi alle sponsorship: decine di club di calcio, basket e volley sono collegate ad aziende del gioco in termini di operazioni di co-marketing. In caso di divieto si creerebbe un contraccolpo economico, non solo per le aziende del settore, ma anche per le realtà sportive che portano avanti i loro progetti attraverso il supporto economico dei partner del betting, casinò e poker online. Soldi, che Di Maio dimentica, investiti anche per i settori giovanili (i cosiddetti “vivai”), quindi per lo sviluppo dei brand sportivi.

Questa idea di vietare pubblicità e sponsorizzazioni è una stupidaggine colossale. Di Maio, solo con questa decisione  rischia di mandare in default un intero comparto, portando con sé anche altri settori ad esso collegati, a partire dal calcio. Non ha assolutamente senso e credo che se dovesse succedere ci sarebbe una “rivolta” proprio da parte dei presidenti dei club di calcio, i primi collegati al business del betting. Differente è dire: lavoriamo con gli operatori del settore per il suo riordino. Su questo Di Maio troverebbe i referenti di queste aziende interessati a sedersi ad un tavolo di concertazione. Sull’altro fronte troverà un muro e una pressione mediatica futura difficile da gestire, anche se fosse a capo del Governo. 

Una piaga che nel 2016 ha visto bruciare 96 miliardi di euro, 260 milioni al giorno, quasi 11 milioni l’ora. Il nostro programma è il frutto di una battaglia di 5 anni al fianco delle associazioni, portata avanti in Parlamento, nei Comuni e nelle Regioni. I Comuni a 5 Stelle, da Torino a Roma passando per Livorno, hanno adottato delibere a tutela della salute dei loro cittadini, fissando distanze da luoghi sensibili come chiese e scuole, e limitando gli orari”. Sono le parole del candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, rilasciate al mensile ‘Vita’ riguardanti le proposte del proprio partito nei confronti del gioco. “Per il Movimento 5 Stelle parlano i fatti. Migliaia di nostri iscritti hanno votato punti specifici sulla lotta ad azzardopoli: le priorità saranno dare più risorse a forze dell’ordine e magistratura per combattere l’illegalità — in alcuni casi mafiosa — che si annida nell’azzardo anche ‘legale’, vietare pubblicità e sponsorizzazioni. In quest’ultima battaglia – ha proseguito Di Maio – mi sono speso personalmente. Lo ricordiamo sempre: oltre ai danni di famiglie distrutte, umanamente ed economicamente, ogni euro bruciato in azzardo è un euro che esce dall’economia reale e produttiva. Va introdotta la massima trasparenza finanziaria e vanno aboliti i concessionari. Inoltre va introdotta una exit-strategy da slot e videolottery e limitato fortemente l’online fissando un tetto massimo di scommesse annue. Con l’introduzione di una tessera personale si controlleranno i flussi e si potrà prevenire la diffusione tra i giovani. Un esempio: chi percepirà il reddito di cittadinanza non potrà gettar soldi nel tentar la sorte e, se scoperto tramite la tessera, perderà il sostegno al reddito. La differenza la farà la libertà politica di agire per il bene delle persone: misure come il condono ai signori dell’azzardo del governo Letta devono diventare un lontano ricordo», ha concluso il candidato premier del M5S. (fonte: Agimeg)