Divieto per le aziende statali di fare pubblicità sui giornali, FNSI: «Di Maio vuole il pensiero unico»

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Dopo la pubblicità del gioco (chiaramente vietata) adesso è il turno dei media tradizionali. Anche in questo caso il pensiero è semplice: le aziende pubbliche non devono fare advertising sulla stampa, perché rischierebbero, secondo il vice-Premier, di condizionarla nel tempo. Su questo tema è intervenuta direttamente la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana), nelle ultime ore, con un comunicato stampa in cui viene chiarita la posizione. 

«L’ennesimo editto del vice-premier Luigi Di Maio contro i giornali conferma l’avversione del governo e delle forze politiche che lo sostengono ai principi della democrazia rappresentativa, di cui la libertà di espressione e il pluralismo dell’informazione sono pilastri essenziali. Annunciare il divieto per le aziende statali di fare inserzioni pubblicitarie sui giornali non è soltanto una minaccia a quelle testate che si sforzano di informare i cittadini e di alimentare dibattiti e la circolazione delle idee, ma fornisce l’esatta rappresentazione dell’idea che il vicepremier e i suoi sodali hanno della democrazia». Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.
«Si illude, Di Maio – proseguono – se, attraverso la minaccia di togliere ai giornali fonti di sostentamento, pensa di introdurre in Italia un modello di informazione guidato da un pensiero unico, magari veicolato dalla Rete i cui utenti non sono assimilabili al pubblico, che attraverso la lettura dei giornali cerca spunti di riflessione e non di sfogare i propri istinti o di alimentare il rancore. Nella carta stampata, come nell’emittenza pubblica e privata e in tutti i settori dell’informazione italiana, esistono ancora giornalisti con la schiena dritta pronti a fare il loro lavoro nell’interesse dei cittadini ad essere informati e della crescita civile del Paese. Non saranno certo gli editti di qualche federaletto di provincia ad impedire ai giornalisti italiani di compiere ogni giorno il loro dovere». (fonte: FNSI).