Divieto Pubblicità Gioco: DIO perdona Di Maio perchè non sa quello che fa!

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Il divieto pubblicità e sponsorizzazioni, come promesso dai pentastellati, è stato inserito nel testo del DL ribattezzato Decreto Dignità. Quello che emerge chiaramente è la posizione “giacobina” nei confronti dell’industria del gioco. Di Maio (ministro MISE/Lavoro) non a caso giorni fa aveva dichiarato: “voglio eliminare le tentazioni”. A parte che nessuno si può ergere a Dio (chi è Di Maio per decidere chi possa essere eventualmente tentato o meno da una semplice scommessa sportiva), è chiaro che questo testo è assolutamente inutile, per non dire dannoso (creerà danni economici ad editori, media, agenzie di marketing e sponsorizzazioni, società sportive), oltre che scritto male. Come si fa a dire per esempio: stop alle sponsorizzazioni dal 1° gennaio 2019. Ma chi l’ha scritto non lo sa che i contratti (nello sport) partono a fine stagione e terminano il 30 giugno dell’anno successivo? Quindi è chiaro che il 1° gennaio è stato scritto perché non c’è nessuno nel Gabinetto di Di Maio con un expertise specifica di sport e sponsorizzazioni. Ma poi: un ministero del lavoro e dello sviluppo economico che, al primo Decreto, rischia di far chiudere aziende e generare stato di crisi sul fronte lavoro non si è mai visto sulla Terra. Ma stiamo scherzando veramente. 

Nell’ultima bozza del provvedimento ribattezzato “Decreto Dignità” annunciato da Luigi Di Maio(ministro MISE/(Lavoro), si delinea anche l’intervento in tema di giochi. Stop totale agli spot sul gioco, a partire dall’entrata in vigore del Decreto, di “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro”. Il divieto riguarderà “qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet”. A partire dal 1° gennaio 2019 stop anche alle sponsorizzazioni e “tutte le forme di comunicazione” comprese “citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli”. Pesanti anche le sanzioni, che andranno da un valore del 5% della sponsorizzazione o della pubblicità, ma per un importo minimo di 50 mila euro. Per chi viola il divieto durante programmi dedicati ai minori, le sanzioni andranno dai 100 mila ai 500 mila euro. Gli incassi derivanti da queste sanzioni andranno al Fondo per il contrasto al gioco patologico.