Divieto pubblicità gioco? Lo sport italiano farà il “botto”

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Purtroppo, in questa nuova politica così “liquida“, dove con un tweet si pensa di aver risolto i problemi (ma così non è) si rischia piuttosto di generare più danni che benefici. Un esempio concreto? Da giorni la parte “pentastellata” del nuovo governo gialloverde (M5S+Lega) sta spingendo sull’acceleratore sul tema del divieto della pubblicità e sponsorizzazioni da parte delle aziende del gioco (pubblico, lecito e regolamentato sia off che online).

Secondo Di Maio ministro MISE/Lavoro, le aziende che pagano allo Stato le concessioni per operare in modo regolare sul territorio nazionale, non avranno più il “diritto” di promuoversi (in termini di comunicazione) se non attraverso (vado per deduzione logica) l’attività dei negozi fisici (ma almeno la scritta sopra alla porta sarà possibile?) e dei portali di riferimento. Pubblicità e sponsorizzazioni finiscono pertanto in cantina. Un secondo dopo l’approvazione del Decreto Dignità, dove è inserito questo provvedimento di censura nei confronti dell’industria del gioco, calerà praticamente il buio. Sì, il buio, sottolineo. Oltre a generare danni per chi vi lavora all’interno (di questo specifico comparto), ai pentastellati hanno spiegato che oggi gli spender principali delle squadre di calcio, per esempio, spesso sono proprio i betting partner? Molti club credetemi avranno forti problemi economici, perché saranno risorse cui dovranno rinunciare. Chi glielo dice al ministro Di Maio?

Credo che qui il problema non sia ridurre le “tentazioni”, ma semmai regolare un settore in modo intelligente, senza cercare operazioni sensazionali che possono generare, ripeto, più danni che benefici.