Divieto pubblicità stadi e sponsorizzazioni per il betting: la Serie A perderà 35 milioni di entrate

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Fine dei giochi, almeno per il momento. Dal prossimo 14 luglio le società di calcio (ma in generale tutte le società sportive) non potranno più offrire spazi sponsorizzativi/pubblicitari ad aziende di scommesse sportive.

L’articolo 9 della legge n.96/2018, fortemente voluta dal ministro del lavoro e dello sviluppo economico (MISE) e vicepremer Luigi Di Maio (capo politico del M5S), parla chiaro. Vieta, infatti, qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo. Centinaia di aziende del settore presenti in Italia, operanti sulla base di un rigido sistema concessorio, potranno muoversi, nel futuro, esclusivamente attraverso la rete “fisica” dei punti vendita e/o all’interno dei rispettivi siti internet ufficiali. Tutto il resto (pubblicità sui media, a partire dalla tv, e sponsorizzazioni) è vietato per legge dello Stato.

Questo semplice articolo manda in fumo circa 35 milioni di euro, solo considerando la prima divisione di calcio (Serie A), tra accordi sponsorizzativi e contratti pubblicitari all’interno degli stadi. E’ una perdita secca per il sistema tricolore. Difficilmente recuperabile con l’ingresso di nuove aziende (si è registrata, per esempio, una leggera crescita delle realtà internazionali del trading online).

In Serie B il marchio Unibet (Kindred group) ha lanciato una innovativa partnership con la cadetteria, sponsorizzando la parte retro delle maglie dei 19 club. Oltre a cià ha sviluppato progetti di “fan engagement” e di responsabilità sociale in concomitanza con le partite clou della stagione.

Tra pochi giorni, pertanto, marchi su maglie o led e cartelloni fissi (inclusi i backdrop e i rotor presenti nei centri di allenamento) dovranno sparire completamente dal rettangolo di gioco. Un danno di visibilità, e in termini di immagine, soprattutto per quegli operatori stranieri, che hanno, di recente, ottenuto l’autorizzazione ad operare (da parte dello Stato) sul territorio nazionale. (fonte: Tuttosport)