FIGC: Tavecchio va a casa. Aveva osteggiato il mondo del gioco

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Nell’ultimo periodo del suo mandato (appena 8 mesi dalla sua rielezione in FIGC) Carlo Tavecchio (presidente della Federcalcio) non si era distinto per “coraggio” sul tema del gioco pubblico.

Prima aveva portato dentro, appena un anno fa, un importante bookmaker di profilo internazionale (nelle vesti di sponsor), poi, su pressione di alcuni mondi proibizionisti e ultra cattolici aveva fatto dietrofront facendo capire di essere pronto anche a “rompere” il sodalizio. Oggi le dimissioni collegate, chiaramente non a questo tema “sensibile”, ma a quello molto più sensibile dell’eliminazione degli azzurri dai Mondiali di calcio di Russia 2018 (giugno-luglio).

Tavecchio paga, in generale, una serie di errori sul campo della comunicazione, come, per esempio, l’ultima intervista con Le Iene in macchina, come se la questione del mondiale potesse essere relegata a lazzi, frizzi e lacrime con un inviato della popolare trasmissione di Italia1 (mentre ci si dirige verso l’aeroporto). Non ci stupisce quindi che anche sulla questione “gioco” non abbia mai avuto una linea ben precisa e soprattutto “dritta”. Un continuo riposizionamento su questo, come su altri temi. Così, chiaramente, non va. E infatti si è vista come è finita: 8 mesi e mezzo dopo la sua rielezione eccolo uscire di scena dalla Federcalcio.