Finalmente si è arrivati al punto: bisogna distinguere tra economia legale ed illegale

finalmente-si-e-arrivati-al-punto-bisogna-distinguere-tra-economia-legale-ed-illegale

Da tempo, come blog, ho sempre sostenuto che non si può mettere in un comune cesto il gioco d’azzardo legale e quello illegale. Sono due mercati completamente distinti e differenti e l’illegale sottrae (da sempre) quote di mercato e affari al comparto lecito (pubblico e regolamentato). Chi mette insieme queste due aree è in malafede, perché sa perfettamente che il problema non è il gioco, ma l’interesse della criminalità organizzata per questo comparto. Un interesse che, tra l’altro, è per qualsiasi settore industriale capace di generare affari e denaro. Lo stesso infatti avviene nelle costruzioni o nelle ristorazioni. Eppure solo nel “gioco” si parla sempre di gioco malato, coinvolto in loschi affari. Appunto la malafede!

 

“Non c’è settore, dalle costruzioni al turismo, dal commercio alla ristorazione, dal gioco d’azzardo legale allo sport, in cui le imprese mafiose non abbiano investito”. E’ l’allarme che lancia la Commissione Parlamentare Antimafia nella Relazione sull’attività svolta nel corso della Legislatura, chiedendo quindi di “calibrare gli strumenti di contrasto sulla base delle disfunzioni ravvisate in quei settori economici che risultano vulnerabili agli interessi imprenditoriali delle mafie”.

E per questo obiettivo suggerisce di “operare una distinzione tra economia illecita (es. contraffazione, contrabbando, truffe e frodi finanziarie, traffico di stupefacenti e di armi) ed economia lecita, distinguendo ulteriormente tra settori privati (es. finanza, commercio, immobili, import/export, grande distribuzione e agroalimentare, scommesse e sale da gioco) e pubblici (es. edilizia, appalti e infrastrutture, gestione rifiuti urbani, servizi e forniture alla sanità e alla pubblica amministrazioni)”.
La Commissione ricorda che le organizzazioni criminali – accanto ai settori di tradizionale interesse come edilizia, appalti, commercio e sanità – ha preso a investire anche in “attività relativamente nuove” è come la “grande distribuzione commerciale, i settori dei rifiuti, delle energie rinnovabili, del turismo e delle scommesse e sale gioco, i servizi sociali e
dell’accoglienza dei migranti”.