Gli operatori del gioco iniziano a ribellarsi alle norme del Decreto Dignità

gli-operatori-del-gioco-iniziano-a-ribellarsi-alle-norme-del-decreto-dignita

In queste ultime ore ho ricevuto diversi messaggi sia a titolo personale, sia attraverso la posta di questo blog. Un fatto assolutamente positivo, perché evidentemente iniziamo a diventare un punto di riferimento per tutti coloro che intendono vivere il mondo del gioco come un settore assolutamente legale. Di seguito il messaggio ricevuto:

Le scrivo per segnalarle di far sentire la mia voce e di altre 20 mila persone che dopo l’approvazione del Decreto Dignità si troveranno senza un lavoro in quanto i 5Stelle vogliono vietare ogni forma di pubblicità del gambling sebbene sia legale e regolamentato dall’AAMS (oggi ADM). A tale riguardo, si dovrebbe considerare come fanno notare gia diversi avvocati che: – Gli operatori sono titolari di una licenza/ concessione pubblica in base alla quale è stata loro concessa la facoltà (e l’obbligo) di offrire i giochi regolamentati in esso, che sono stati pagati dagli operatori e che stabilisce anche obblighi in termini di livelli di servizio. Se gli operatori non possono comunicare al pubblico i propri giochi (idealmente nemmeno attraverso i propri siti web) sulla base di condizioni che non erano in vigore al momento dell’assegnazione delle loro licenze e (nel caso di nuove licenze) di deposito della domanda per la loro licenza, si potrebbe ritenere che un termine essenziale delle condizioni di licenza abbia cambiato l’opportunità di rivendicare potenziali danni; – Tale divieto rischia di andare oltre quanto consentito dalla Costituzione italiana che preserva la libertà di fare affari (nel senso della libertà imprenditoriale del termine, nda).

In effetti, la Costituzione italiana prevede che la libertà di fare impresa non può essere in contrasto con “l’utilità sociale” e non può danneggiare “sicurezza, libertà e dignità umana”. Ma se lo Stato ha deciso di regolamentare il gioco d’azzardo, anche impostando un regime di licenze dedicato, è giunto alla conclusione che il gioco d’azzardo in sé non è dannoso. Al contrario, il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo impedirebbe agli operatori di gioco d’azzardo online di gestire la propria attività che è stata espressamente autorizzata dallo Stato che ha concesso una licenza dedicata a ciascun operatore, anche obbligando gli operatori a offrirli. Il progetto di legge prevede che il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo non abbia un impatto sui finanziari pubblici. Tuttavia, si dovrebbe considerare che se gli operatori di gioco d’azzardo online non possono comunicare la propria attività al pubblico, ciò avrà inevitabilmente un impatto sulle entrate fiscali (a beneficio degli operatori senza licenza). Inoltre, gli operatori che detengono una licenza (o hanno appena fatto domanda per una nuova licenza) potrebbero presentare un reclamo per ottenere il rimborso delle spese di licenza e degli investimenti che porteranno a controversie considerevoli fino alla Corte Costituzionale italiana e persino davanti a tribunali europei, con potenziale danni che lo Stato potrebbe essere obbligato a rimborsare. Per una serie di motivi mi pare ovvio che questo punto del decreto cosi come gli altri sono INCOSTITUZIONALI visto che impedirebbero di fatto di operare alle varie aziende operanti titolari di regolare licenza.