Il caso della Spagna fa riflettere: l’imposizione fiscale al 25% non rende profittevole al massimo il settore

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A leggere la news qui sotto si comprende come, in molti mercati, il “desiderio” dello Stato di fare cassa con l’industria del gioco non sempre crea opportunità. E’ il caso della Spagna, dove, a causa del 25% di aliquota, solo un operatore su cinque genera affari di livello importante. Il resto del plotone fatica, e, in alcuni casi, il risultato è perfino “negativo”. Una fotografia quella del mercato iberico, che dovrebbe far riflettere anche gli addetti ai lavori operanti nel nostro comparto. Nell’ultima manovrina c’è stato un aumento delle tassazione su slot, tassa fortuna, ecc. Da un lato, quindi si aumentano (in modo generalizzato) le tasse, dall’altro si chiede agli operatori di ridurre l’offerta presente sul territorio (in tutti i comuni). Praticamente una contraddizione in termini. 

Solo il 20% degli operatori autorizzati sul mercato spagnolo del gioco online fa profitti in un settore che conta più di 50 aziende, con una imposizione fiscale che raggiunge il 25%. Il settore del gioco d’azzado online è in piena espansione in Spagna, spinto dal successo delle scommesse sportive che rappresentano il 55% del fatturato totale, ma è il gioco terrestre, con una quota del 73.52%, a dominare ancora il mercato.
L’industria fattura circa 10 miliardi di euro l’anno e registra un incremento del 30%, tanto da rappresentare ormai un comparto importante per l’economia spagnola anche se decisamente inferiore rispetto alle entrate erariali che riesce a garantire il gioco terrestre.
Il presidente di Jdigital, Sacha Michaud, ha sottolineato in un incontro con i giornalisti, che l’industria, anche se in crescita, è ancora lontano dall’essere redditizia per la maggior parte degli operatori. (fonte: Agimeg.it)