Il gioco non crea dipendenza: la tesi di Crepet farà discutere gli operatori del settore

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La vulgata comune ritiene che il gioco porti inevitabilmente alla dipendenza (e nelle sue forme più patologiche al GAP). Per il sociologo-psichiatra Paolo Crepet, invece, non esiste nessun riferimento scientifico in merito.
Contro l’azzardo non vi sarebbero, “dati statistici completi ed esaurienti”, ovvero non sarebbe possibile “stabilire un serio e probativo rapporto di causa/effetto tra il gioco e gli effetti psicopatologici “. Non a caso queste dichiarazioni di recente sul Corsera hanno scatenato l’inferno e contro di lui si è scagliato il Codacons chiedendone la radiazione dall’albo dei medici. Al netto di questa assurdità, perché ciascuno ha diritto ad esprimere un proprio pensiero (nei limiti dell’educazione) e a non essere censurato, è chiaro che sono dichiarazioni che “dividono” e portano ad un dibattito medico-scientifico sul tema. Questo mi piacerebbe vedere nel futuro, piuttosto che lo scarno comunicato stampa del Codacons alla ricerca di una facile pubblicazione su testate storiche anti-gioco. Spero che questo post possa portare alla nascita di un dibattito “serio” tra operatori seri. Degli urlatori non ne abbiamo sinceramente bisogno.

Per “par condicio”, la tesi di Crepet, secondo il Codacons, andrebbe contro gli studi scientifici che avrebbe in casa il Ministero della Salute. Per il Ministero infatti i casi di ludopatia sono riconosciuti nelle LEA e quindi vengono trattati con l’assistenza pianificata dalle regioni nei vari piani sanitari. Ma la domanda sorge spontanea: come mai ad oggi non è mai stato definito con scientificità provata chi è il ludopatico-tipo? E come mai non esiste un numero preciso di quanti sono i veri ludopatici?