Il Governo pentaleghista a velocità cinetica è pronto ad azzerare il gioco

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Non saranno mesi semplici per le aziende dell’industria del gioco. Dopo l’approvazione del testo definitivo del  Decreto Dignità, per le realtà di questo settore saranno settimane di “passione”, perché ci sono due date che non possono essere sottovalutate: 1° gennaio e 30 giugno 2019.

Nel primo caso le sponsorizzazione attive (nel mondo dello sport, ma non solo) dovranno essere chiuse, così come, nel successivo mese di giugno, toccherà agli investimenti pubblicitari sui diversi mezzi. Questo rischia di generare una contrazione immediata dei ricavi per le aziende del gioco (oltre che per l’editoria), con rischi soprattutto nel secondo semestre dell’anno.

Il rischio maggiore è per i livelli occupazionali del settore. In gioco ci sono almeno 120-150 mila addetti, che, nei diversi rami del gioco, producono ricchezza per le aziende (per cui lavorano) oltre che per lo Stato (considerato il forte volume di gettito erariale). Sono proprio i “lavoratori” la parte “debole” della catena e come NonGiochiamo siamo fortemente preoccupati. I pentastellati hanno deciso di portare avanti una “crociata” nei confronti del gioco, con buona pace dei leghisti ormai concentrati su altri fronti come, per esempio, l’immigrazione. 

Questa ondata non si fermerà, anzi si entrerà in una spirale di “proibizionismo” sempre più forte. Ecco perché oggi diventa importante che le diverse associazioni di categoria del settore costituiscano un fronte compatto, per far sentire il loro peso non solo economico. E’ arrivato il tempo di reagire, perché non si può solo attendere un ripensamento che non ci sarà. D’altronde il tema del contrasto al mondo del gioco non è una novità della politica M5S. Era ben visibile già nel programma del 2013, quando il Movimento arrivò, per la prima volta, in Parlamento.

Chi ha pensato che si poteva “ragionare”, a distanza di 5 anni da quella data, deve ammettere di aver sbagliato completamente strategia. Solo mostrando un fronte compatto e uscendo da iniziative troppo individualistiche, si può iniziare a contrastare le decisioni dell’attuale politica.

E se posso essere sincero mi sembra veramente assurdo che tabacco e alcol, che generano numeri enormi (si parla di milioni, non di migliaia) di persone soggette da queste dipendenze specifiche, siano in un ventre di vacca, mentre il comparto del gioco deve pagare una “demonizzazione” che non merita assolutamente.

Allora vietiamo, sempre con decreto, la vendita delle sigarette nei tabacchi. Anche questa, in linea di principio, è “tentazione” (quando si va a pagare il caffè al bar) e magari vietiamo qualsiasi adv del mondo del bere.

Il proibizionismo non può essere a macchia di leopardo: o è integrale, altrimenti è una buffonata. Almeno si mostri una coerenza globale.