Il mercato illegale raccoglie 4.5 miliardi di euro. Un danno per il sistema gioco legale (II Parte)

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Secondo il report del III Reparto Operazioni del Comando Generale della Guardia di Finanza a livello nazionale, solo attraverso il web, nel 2018 il volume di giocate raccolte con meccanismi di frode sulle scommesse è valutato in 4,5 miliardi di euro.
Si tratta del frutto di movimenti illeciti, che fluisce su conti cifrati in banche estere, anche di paesi appartenenti all’Unione europea, per essere reinvestito principalmente nell’acquisto di immobili di lusso, proprietà e titoli azionari, in Italia e in Europa.
Le indagini di polizia giudiziaria concluse lo scorso anno sono state 204, di cui 136 in materia di giochi e 68 in materia di scommesse. In totale le violazioni riscontrate sono state 2.056, con 1.037 persone denunciate all’Autorità giudiziaria.
Sul piano dei controlli amministrativi, la Guardia di Finanza ha effettuato ispezioni in 4.390 esercizi, accertando 913 violazioni che hanno portato alla denuncia di 283 persone. Sono stati, inoltre, sequestrati 1.263 punti clandestini di raccolta scommesse, 534 apparecchi “Totem” e altri 860 congegni.
Per quel che riguarda gli apparecchi da gioco, la Guardia di Finanza ha individuato un vero e proprio “campionario” di sistemi illeciti. Tra questi vi sono l’uso di apparecchi con schede di gioco illegali e dotati di software diverso da quello autorizzato, e l’occultamento, in un doppiofondo dell’apparecchio, di schede in grado di leggere le giocate clandestine.
Gli apparecchi illegali apparentemente propongono “giochi su Internet promozionali”, ma in verità celano un’offerta di giochi d’azzardo che, in alcuni casi, può essere attivata o disattivata da remoto dal gestore stesso. I “Totem” sono apparecchi non collegati alla rete dei Monopoli di Stato che, tramite connessione Internet, consentono di accedere a siti con server posti in paesi esteri e permettono l’accesso ad un’offerta estremamente ampia che include giochi analoghi a quelli proposti dagli apparecchi legali che offrono il gioco pubblico, e che sono normati dall’art. 110 comma 6 TULPS.
In sostanza, i “Totem” rappresentano una delle forme di offerta di gioco non autorizzata e gestita dalla criminalità organizzata, alternativa all’offerta di gioco pubblico tramite AWP e VLT che è oggetto delle limitazioni territoriali previste dalle normative regionali, quale quella piemontese, emanate per il contrasto della dipendenza da gioco.

Per il 2018 l’evasione fiscale collegata a queste attività illecite è quantificata in oltre 44 milioni di euro di imposta evasa, su una base imponibile di oltre 800 milioni di euro.

L’aumento del gioco illegale in Piemonte come effetto della legge regionale

Venendo alla realtà del Piemonte, questa modalità illegale di offerta di gioco con vincita in denaro che si sta imponendo, è stata ampiamente riscontrata anche sul territorio regionale, grazie ad una imponente indagine condotta dalla DDA di Torino, che ha portato alla luce le attività illecite di un’articolazione della ‘Ndrangheta, operante prevalentemente nel capoluogo.
Il profilo che, ai fini della nostra ricerca, emerge con chiarezza, è l’impatto della legislazione regionale piemontese in materia di gioco d’azzardo sugli affari dell’associazione criminale. Si evidenzia, infatti, che gli apparecchi da gioco illegali, apostrofati come “macchinette” e gestiti dagli appartenenti al sodalizio, “funzionano nonostante il divieto regionale” e vanno a coprire la domanda di gioco in territori lasciati scoperti dall’offerta pubblica che si è fortemente ridotta.
Le leggi della domanda e dell’offerta inducono a ritenere che difficilmente dal territorio piemontese potrà evaporare una quota così rilevante di consumo di gioco (circa 2 miliardi di euro). Le politiche che, di fatto, espellono dal mercato legale quote rilevanti o, come nel caso dello scenario piemontese, maggioritarie della propensione al gioco, rappresentano, quindi, una vera manna per il malaffare.
È di indubbio interesse quanto evidenziato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino, appositamente interpellato dall’Eurispes, riguardo alle violazioni e sistemi di frode rilevati nel segmento degli apparecchi da gioco.

Dall’attività di controllo sul territorio della provincia di Torino, sono infatti emersi i seguenti sistemi illeciti:

  • forme di gioco irregolare, ossia di raccolta non registrata nei contatori degli apparecchi, con la conseguente sottrazione di base imponibile ai fini del prelievo erariale unico (PREU) e delle imposte dirette. In particolare, è emersa l’esistenza all’interno dei cabinet di numerosi apparecchi, di dispositivi (hardware e software) che permettono di gestire una modalità di gioco alternativa a quella lecita, omettendo l’invio dei dati alla rete telematica gestita dallo Stato, con conseguente evasione. Ciò risulta possibile grazie all’inserimento di una “doppia scheda” di gioco, opportunamente occultata all’interno di un doppio-fondo posto alla base dell’apparecchio, che rileva le giocate illecite non comunicate alla rete telematica di ADM, nonché al permanere negli apparecchi così detti AWP di una tecnologia che, operando con la scheda di gioco all’interno dell’apparecchio, non sfrutta le potenzialità di controllo garantibili con la connessione online real time alla rete telematica;
  • congegni vietati e integralmente illegali tramite alterazione/manomissione e inserimento di gioco illecito in videogiochi meno recenti e attivati con svariate modalità: a mezzo radiocomando in possesso dell’esercente, o attraverso una combinazione di tasti.
Spiega il Comando Provinciale della Guardia di Finanza: «In tutti questi casi, naturalmente, saranno danneggiati, oltre all’erario, anche il giocatore spesso ludopatico, che non avrà alcuna garanzia sulla regolarità del gioco, sulle probabilità di vincita, e sul rapporto di cash-out erogato dal dispositivo, che, di norma, sono sempre a vantaggio dei componenti del sodalizio criminoso».

Se nel 2016 gli apparecchi da gioco sequestrati sono 51, con tributi evasi per euro 476.838,00, nel 2017 gli apparecchi sequestrati sono aumentati in modo esponenziale fino a 2.443, con una somma evasa pari a euro 952.708,00.
Nell’anno 2018, il numero degli apparecchi sequestrati risulta ridimensionato e pari a 102, ma i tributi evasi assommano ad euro 4.596.919,00.
Nei primi tre mesi del 2019, il numero degli apparecchi sequestrati torna a salire a 251, mentre non è ancora disponibile il corrispettivo dato relativo alle somme evase.