Il ministro Di Maio a Bersaglio Mobile (LA7) attacca Confindustria e le aziende del gioco

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Si sente molto forte. Basta guardare la mimica facciale per comprendere che, in questo momento, non ha paura di nessuno (neppure del peso/pressione della Confindustria). Dietro ha 11 milioni di voti, che si sommano a quelli della Lega di MatteoSalvini, attualmente alleato “fedele” di Governo. Parliamo del ministro del Lavoro/MISE, Luigi Di Maio. 

Detta in parole povere: non c’è partita per nessuno, Confindustria inclusa. Ieri a “Bersaglio Mobile” su LA7, con un insolito “tranquillo” Enrico Mentana, abbiamo assistito al Di Maio-show.

Il tema centrale erano le norme sul tentativo di riforma (parziale) del mercato del lavoro, con l’azzeramento del Job Act e di tante altre iniziative dei governi Renzi-Gentiloni. Poi si è parlato anche di gioco d’azzardo. Vincenzo Boccia (n.1 di Confindustria dal 2016), ospite di Mentana, stranamente non è stato molto irruente, ne ha parlato come se fosse un problema “collateral”, invece è parte integrante di questo Decreto ed impatterà sulle 120-150 mila famiglie coinvolte nel settore.

Il clima si è fatto più scoppiettante solo quando Di Maio (ministro Lavoro/MISE) ha capito che poteva alzare la voce e infatti ha mostrato il suo volto “vero”: molto aggressivo nei confronti di Boccia, gli ha mandato quasi un messaggio perché lo stesso (Boccia) capisse. Gli ha fatto notare che in Confindustria ci sono molte aziende di Stato e che è non è bello (ma il termine “bello” è un eufemismo) che Confindustria dia spazio e sostegno alle aziende del gioco (vedi la presenza per esempio di tante realtà associate in Sistema Gioco Italia). Per Di Maio legale o illegale sono la stessa cosa. Ieri lo si è capito chiaramente: Di Maio vuole far chiudere il settore del gambling. Non c’è molto da aggiungere. Ha introdotto una serie di palliativi (nel Decreto Dignità), ma l’obiettivo è mettere in ginocchio il comparto.

Quindi care aziende del gioco o lo capite o il 30 giugno 2019 il “risveglio” sarà molto amaro.

Un momento del confronto televisivo tra Di Maio e Boccia. 

Boccia ha avuto solo un sussulto, quando ha capito che Di Maio gli stava praticamente dicendo che poteva nel suo ruolo intervenire su molti dei suoi associati del comparto “pubblico”. Solo in quel momento finalmente ha risposto a tono al ministro pentastellato: eventualmente Confindustria andrà avanti comunque con le altre migliaia di aziende associate. Boccia ieri ha dimostrato di essere (assolutamente) una brava persona, anche un buon mediatore, ma non ha il “carattere” giusto per contrastare il M5S. In comune con Di Maio ha solo le origini campane (il n.1 di Confindustria è di Salerno, Di Maio invece di Pomigliano), ma al netto di questa comune matrice geografica tra i due ci sono gli “oceani”.

Se Boccia pensa che Di Maio utilizzerà gli stessi strumenti e/o modalità del passato (tavoli di concertazione, ecc.) purtroppo non ha capito che è entrato in un altro scenario, completamente differente rispetto al passato. Se ne deve fare una ragione e con lui le aziende dell’industria del gioco. Il 30 giugno 2019 è il D-Day e non è poi così lontano.