Il premier Gentiloni come ultimo atto dell’esecutivo non impugna la legge della regione Toscana sul gioco

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Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 21 marzo scorso a Palazzo Chigi, su proposta del presidente Paolo Gentiloni, ha esaminato 11 leggi regionali deliberando di “non impugnare” la legge della Regione Toscana n. 4 del 23/01/2018, recante “Prevenzione e contrasto delle dipendenze da gioco d’azzardo patologico. Modifiche alla l.r. 57/2013”. Tale normativa vieta l’apertura di centri di scommesse, di spazi per il gioco con vincita in denaro, e la nuova installazione di apparecchi da gioco all’interno dei centri e degli spazi medesimi, situati ad una distanza inferiore a 500 metri da: istituti scolastici di qualsiasi grado, ivi comprese le scuole dell’infanzia, nonché i nidi d’infanzia, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale; istituti di credito e sportelli bancomat; esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati. I comuni possono individuare altri luoghi sensibili. La legge stabilisce poi per “i gestori di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro l’obbligo di partecipare ai corsi di formazione e aggiornamento e di assicurare l’iscrizione del personale ivi operante ai corsi medesimi”.

Sicuramente un atto politico che va a favore di quel mondo sempre più vasto del “proibizionismo” che cerca in tutti i modi di contrastare l’industria nazionale del gioco pubblico lecito e regolamentato. E la legge della regione Toscana sul gioco d’azzardo va proprio in questa direzione, a torto o a ragione.