In Francia PMU sulla maglia di allenamento dei campioni del Mondo. In Italia il ministro Di Maio censura il settore.

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Mentre in Italia anche solo “nominare” la parola betting è un problema, in Francia PMU, l’operatore di scommesse controllato dallo Stato è felicemente sponsor della Nazionale francese, vincitrice della finale 1°-2° posto (ai danni della Croazia) al Mondiale di calcio di Russia. 

Il marchio “PMU” campeggia, in bella mostra, sulla tuta e divisa di allenamento dei calciatori transalpini. Francia ancora una volta più aperta e moderna della “nostra” Italia, dove l’ultimo Decreto Dignità ha sancito una netta chiusura del governo gialloverde nei confronti del comparto del gioco pubblico, lecito e regolamentato.

Il rinnovo di PMU a sostegno della Federcalcio francese è arrivato nel 2017, pochi mesi prima del Mondiale di calcio. L’azienda pubblica di scommesse ha siglato un nuovo contratto quadriennale. Il primo sodalizio con la FFF è stato siglato nel 2010. La domanda nasce spontanea: ma perché nel nostro Paese si è sviluppato in tutti questi anni un “food” così negativo sul tema del betting e del gioco d’azzardo?