Infantino (FIFA) rischia per gli effetti postumi del match fixing nel calcio turco

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Secondo quanto riportato dai principali media internazionali, l’attuale presidente della Fifa, Gianni Infantino, è accusato di aver permesso un approccio morbido nei confronti dello scandalo che ha investito il calcio turco nella stagione 2010-’11, ribattezzato “Calciopoli di Turchia”. All’epoca il top manager svizzero era il Segretario generale dell’Uefa. In quella stagione il Fenerbahçe vinse il campionato grazie alla differenza reti, ma 36, tra ufficiali di gara e giocatori, furono in seguito condannati per aver truccato le partite (match fixing).

Uno scandalo di proporzioni giganti quello del calcio turco, con l’implicazione di tutti i club più blasonati e storici. Il Fenerbahçe vinse il campionato sul Trabzonspor solo grazie alla differenza reti, ma al termine del campionato turco 2010-2011, esplose lo scandalo: 36 i condannati per aver aggiustato le partite, con il presidente del Fenerbahçe, Aziz Yildirim, condannato a sei anni e tre mesi di prigione. Nel 2015 Erdogan abolì la Corte speciale che era stata incaricata di giudicare la faccenda, così Yildirim e gli altri imputati sono stati a sorpresa prosciolti.

All’epoca l’attuale presidente della Fifa era segretario generale dell’Uefa, mentre il presidente era Michel Platini. Ed effettivamente l’Uefa nel 2011 bandì il Fenerbahçe dalle coppe europee per due stagioni. Ma nel gennaio 2012, nel pieno del processo sportivo in Turchia, Infantino fu contattato dalla Federazione calcistica turca che chiese il “benestare” all’Uefa (confermato da una fitta corrispondenza via mail tra le parti) nel poter applicare sanzioni più lievi ai club coinvolti. La retrocessione in una serie inferiore di club come il Fenerbahce sarebbe stato un danno troppo grosso per il calcio turco a livello d’immagine e di incassi.
Nel frattempo è emerso il giro di mail tra la segretaria generale della Federcalcio turca, Ebru Koksal, e Gianni Infantino nel gennaio 2012. Koksal chiese al n.2 dell’UEFA il placet dell’Uefa nella modifica alla sanzioni previste per il “match-fixing” accertato, invece, come sarebbe dovuto avvenire, retrocedere il Fenerbahçe, comminargli 12 punti di penalità, una multa e la squalifica dalle coppe europee. (fonte: SportMediaset)

Questo atteggiamento un po’ troppo lassista (quantomeno) ha generato purtroppo due effetti (entrambi negativi): un danno tangibile (economico oltre che sportivo) per il Trabzonspor (che avrebbe dovuto e potuto vincere il titolo nazionale 2011/12 se tutti avessero rispettato le regole), ma, soprattutto, ha generato un pericoloso precedente, perché il blasone di un club o le relazioni internazionali all’interno di un ente di governo (come l’Uefa) non possono bypassare le regole e le norme di rispetto uguali sulla carta per tutti (oltretutto il match fixing è un atto odioso a prescindere, perché viola il rispetto delle regole tra calciatori e dirigenti e prende in giro gli appassionati di calcio, che assistono a gare truccate, allo stadio o in tv, e magari vi scommettono sopra in buona fede).