Istituzioni e operatori del gioco “vigili” rispetto agli attacchi della criminalità organizzata

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«La gestione di imprese che forniscono servizi di gioco è molto appetibile per le organizzazioni criminali in quanto genera elevati margini di profitto e presenta modalità operative che consentono la movimentazione di significative masse di denaro, nelle quali possono essere agevolmente immesse disponibilità di provenienza illecita», a dichiararlo in sede di Commissione Antimafia è Claudio Clemente, direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia. “Il settore del gioco consente «di realizzare ingenti introiti, con rischi contenuti connessi con le difficoltà di accertamento delle condotte illegali e con la presenza di un sistema sanzionatorio caratterizzato da pene di troppo modesta entità, dall’altro, di riciclare nel comparto profitti di altri reati».

In Italia la riforma del 2017 ha innovato e reso più stringente la regolamentazione antiriciclaggio del settore dei giochi» e il modello italiano di esercizio del gioco pubblico, basato sulla riserva statale e sul regime di concessione di servizio da parte dell’ADM a soggetti privati, italiani o esteri, selezionabili con procedure a evidenza pubblica insieme alla circostanza di avere incluso nel perimetro dei soggetti obbligati prestatori di servizi di gioco anche operanti online, senza una sede in Italia, i quali sono tenuti ad avere la concessione (e quindi a rendersi conoscibili), merita particolare apprezzamento, nonostante la difficoltà di assicurare adeguate forme di enforcement in caso di violazioni (rappresentate principalmente dall’oscuramento dei siti illegali)”  ha continuato durante la sua relazione in Parlamento il n.1 dell’UIF.