La Chiesa anglicana in tackle sul gioco britannico

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La Chiesa anglicana soffia nelle orecchie della politica e del Governo inglese. Almeno così sembrerebbe a leggere il testo di una lettera spedita dal ministro delle Finanze, Philip Hammond,  al vescovo di St. Albans, Alan Smith, che ha rappresentato, in questi mesi, le richieste della Chiesa sul tema del “gioco”: “Quanto riportato dai media nei mesi scorsi è del tutto privo di fondamento” ha scritto Hammond. “Sia io che il mio ministero supportiamo in pieno il lavoro che sta svolgendo il DCMS (ministero della Cultura e dello Sport britannico, nda) affinché il settore sia regolamentato in modo da rispettare, allo stesso tempo, le esigenze dei soggetti più deboli, delle persone che giocano responsabilmente, e di coloro che lavorano nel settore”.

Il Governo così confermerebbe l’intenzione di mettere mano alla regolamentazione delle FOBT – i terminali per le scommesse che accettano puntate fino a 100 sterline ogni 20 secondi, smentendo così le voci diffuse su un veto posto, circa un mese fa, dal Ministero delle Finanze. La stretta – annunciata per il prossimo autunno dal DCMS, il Ministero della Cultura e dello Sport che ha la competenza sul gioco – potrebbe avere pesanti ripercussioni sulle entrate erariali. (fonte: Agimeg.it)

Quello che dispiace, nella lettura di questa nota che arriva dalla Gran Bretagna, è che anche un mercato “Open” e “Liberal” come quello inglese sul tema del gioco (fa parte da sempre della cultura dei britannici), si stia indirizzando gradualmente verso posizioni “proibizioniste”, che arrivano non solo da associazioni ma soprattutto dalla Chiesa (in questo caso anglicana).