La favoletta del distanziometro esiste solo in Italia. In UK invece si gioca e ci si diverte ovunque…

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Sono stato in Inghilterra per motivi di lavoro, per seguire il British Open di golf, e appena sbarcato all’aeroporto di Manchester (la foto in esame è dell’area duty free interna) ho trovato, relativamente al mercato del gioco, un’altra atmosfera. Sicuramente più “ludens” e meno paranoide che in Italia.

Mentre nel nostro Paese si spellano le mani, nei comuni, per inserire “distanziometri” (già la parola concettualmente mi fa schifo – è una limitazione della libertà personale e della libertà di impresa) in barba a quanto deciso dallo Stato centrale, che impone regole e limiti a chi vuole operare nel settore in esame; in UK giocare alle slot, per esempio, o ad una VLT ad un metro da un fast food (come si vede chiaramente nell’immagine in primo piano) è la normalità. Nessuno storce il naso. Non interviene il Codacons del Regno Unito, nessuno grida allo scandalo. Da noi scoppierebbe un caso politico e il fronte proibizionista farebbe di tutto per renderle fuorilegge.

Con messaggi pubblicitari legati al tema del gioco posizionati ovunque, soprattutto nei cosiddetti “luoghi sensibili”, dove noi italiani abbiamo un fronte proibizionista che vuole far chiudere i battenti a tutti gli operatori. La differenza è nel livello della cultura del gioco che in Inghilterra è molto più elevata che in Italia. Scommettere un pound sul nome del nuovo primogenito della prossima coppia reale è come farsi una birra. Fa parte della cultura popolare (e non solo). Nessuno ci vede la mano del demonio e non c’è soprattutto quel clima di “caccia alle streghe” che si vede nel nostro Paese. Ho visto gente giocare prima di partire per il gusto di divertirsi, non certo con un approccio compulsivo o tendente al ludopatico. Tutto è alla luce del sole e in ambiente assolutamente illuminati. In Italia chi gioca sembra che debba essere relegato in “riserve” indiane. Giocare alla luce del sole, in tutti i sensi, rende il gioco parte appunto di una cultura nazionale, e limita molto di più la ludopatia di quanto vorrebbero fare i cosiddetti “proibizionisti”. In sintesi, macchinette e opportunità di gioco ovunque, soprattutto nei cosiddetti luoghi sensibili; zero distanziometri. Inviti a giocare alla lotteria in ogni dove (anche perché una parte dei ricavi viene destinato allo sport britannico olimpico). Chi gioca è orgoglioso di sostenere, attraverso la lotteria (è la cosiddetta “good cause”), i propri beniamini nell’atletica leggera, così come nelle discipline invernali. Praticamente come in Italia, no? Vogliamo dirla tutta: siamo un Paese che vuole passare per “liberale” ma che è invece il più bigotto, ipocrita d’Europa. E la ludopatia sta diventando un business: è sufficiente scaricare i bilanci di alcune onlus del settore per comprendere che ormai sono delle piccole/medie imprese. Ma la vera schifezza è questa norma sui distanziometri collegata ai luoghi sensibili. La “lezione” che arriva dal Regno Unito dimostra che è tutto molto opinabile. Come volevasi dimostrare!