Cara Famiglia Cristiana, la tesi del gioco che distrugge le persone non sta nè in cielo, nè in terra

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“Famiglia Cristiana” è un settimanale che, da sempre, accompagna il pensiero cattolico in centinaia di migliaia di case di italiani. E’ un prodotto culturale, più che una testata, e il suo valore è immenso. Questo non si discute, però sul tema del gioco sta facendo una cattiva informazione che non fa il bene dei suoi lettori, né soprattutto il bene della collettività in senso generale.

Cari amici di FC quando vi metterete seduti attorno ad un tavolo per comprendere al meglio le istanze dell’industria del gioco (lecito), che non sono assolutamente quelle che raccontate, per esempio, in un passaggio (qui sotto) di un vostro recente articolo? L’industria del gioco non ha alcun interesse a rovinare le persone, la parola stessa (industria del gioco) lo dice: promuovere il divertimento attraverso il gioco e nessun operatore ha mai pensato di distruggere le famiglie italiane. Questa tesi è una assoluta sciocchezza, che non può essere, in alcun modo, accettata e data per buona. Nè oggi, né mai. Quindi, massimo rispetto per Famiglia Cristiana, ma non si può considerare come valida la tesi della distruzione del “singolo” attraverso il gioco. Nè può continuare questo “tormentone” del Parlamento ostaggio dei lobbisti. 

Un passaggio di un articolo sul tema gioco uscito di recente sul portale di Famiglia Cristiana.

«Nella lotta contro il gioco d’azzardo la Chiesa fa già molto, ma deve fare di più». Tra i più noti e battaglieri economisti cattolici (è il teorico, tra l’altro, dell’Economia di comunione, nata in seno al movimento dei Focolari), il professor Luigino Bruni, docente di Economia politica alla Lumsa, è da anni impegnato nella campagna di sensibilizzazione sull’azzardo e i suoi drammatici effetti culturali e sociali. Sa bene che molte realtà — associazioni cattoliche, parrocchie, Caritas — sono in prima fila in questa battaglia. Ma non dimentica che, anche dentro il mondo cattolico, si registrano resistenze diffuse: è il caso, ad esempio, di alcuni bar parrocchiali e circoli ricreativi (a dispetto delle severe indicazioni dei vertici) che non disdegnano le “macchinette per il gioco” perché, si sa, arrotondare gli introiti fa comodo a tutti.

Perché la Chiesa deve impegnarsi con ancora maggior convinzione su questo fronte?

«Il fenomeno dell’azzardo ha proporzioni enormi. Un anziano su tre gioca regolarmente; tante persone (anche fra coloro che frequentano le parrocchie) regalano ai nipoti i Gratta-e-vinci, senza rendersi conto del rischio di creare dipendenza. Sono quindi convinto che sia ormai tempo che i parroci parlino della questione anche a Messa, nelle omelie. Dal momento che la politica non vuole impegnarsi (il Parlamento è ostaggio delle lobby) e le imprese non rinunceranno facilmente ai loro profitti, l’unica possibilità di cambiamento è riposta nei cittadini e in chi sta dalla loro parte, come la Chiesa». – fonte: Famiglia Cristiana