L’analisi politico-economica italiana firmata da Format Research

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È stato approvato in Consiglio dei Ministri la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2018. Il rapporto tra deficit e Pil sarà al 2,4% per tre anni (2019, 2020, 2021).

Fra i punti principali approvati, possiamo leggere nella nota stampa del Governo, ci sono: la cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019; l’introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego; l’introduzione della pensione di cittadinanza; l’introduzione di modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani (superamento della legge Fornero); la prima fase dell’introduzione della flat tax…; il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi; il rilancio degli investimenti pubblici; un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti italiana a seguito del crollo del ponte Morandi a Genova…; politiche di rilancio dei settori chiave dell’economia…; lo stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.


L’immediata reazione dei mercati è stata negativa, con lo spread che ha fatto un balzo in sù.

Ma il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nella prima intervista rilasciata dopo l’approvazione della nota di aggiornamento al Def, ha sostenuto, parlando con i giornalisti de Il Sole 24 Ore, che si punta a una crescita dell’1,6% nel 2019 e dell’1,7% nel 2020. L’obiettivo è una riduzione di un punto l’anno nel triennio. E pochi giorni prima, durante il convegno di Confcommercio “Meno tasse per crescere”, il Ministro aveva sottolineato come fosse impegno del Governo impedire in ogni modo l’aumento della pressione fiscale e evitare l’aumento dell’Iva, promessa che è stata mantenuta.

 Dopo quattro mesi di accelerazione, scrive l’Istat, a settembre l’inflazione rallenta seppur lievemente. A decelerare di pochi decimi di punto è anche l’inflazione che pesa sulle spese quotidiane (Beni alimentari, per la cura della casa e della persona e prodotti ad alta frequenza d’acquisto) a causa principalmente delle componenti più volatili del paniere: frutta e vegetali freschi, carburanti.

 

Secondo i dati forniti da Unioncamamere, nel corso dell’audizione dinanzi alla Commissione Attività produttive della Camera in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali, è un universo di 855mila imprese, pari al 14,2% del totale e oltre 2 milioni di addetti le imprese del commercio al dettaglio.

A settembre 2018, scrive l’Istat, gli indicatori di fiducia delineano il consolidarsi di una fase moderatamente positiva per i consumatori, mentre persistono elementi di incertezza nello scenario evolutivo delle imprese. Peraltro, con riferimento ai singoli settori produttivi, si osserva un ritorno alla crescita per la fiducia del settore manifatturiero, il primo segnale positivo per questo indicatore dallo scorso febbraio, con un miglioramento dei giudizi sugli ordini, sia interni sia esteri. In leggera ripresa anche i giudizi sul fatturato all’export nel terzo trimestre, dopo le flessioni osservate nei primi due trimestri di quest’anno, mentre risultano ancora in diminuzione le attese. (fonte: Format Research).