Le azioni di contrasto alla ludopatia si stanno trasformando a loro volta in un business? Una proiezione/simulazione fa riflettere.

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La semplice curiosità mi ha portato a fare una proiezione/simulazione di scuola, come si dice in gergo. In Italia ci sono circa 8 mila comuni (7.991 dopo alcuni accorpamenti) e sono tutti alla ricerca di fondi pubblici, a torto o a ragione, stretti tra i paletti del patto di stabilità. Molti di questi comuni stanno cercando di drenare risorse attraverso molteplici attività, incluse quelle legate ad una serie di patologie mediche.

Tra le novità c’è il fiume di denaro, che sta arrivando su molti piccoli/medi/grandi comuni per sviluppare progetti di contrasto alla ludopatia. Se concettualmente è tutto corretto e lecito (ci mancherebbe), sembra, però, che questo Paese stia diventando una comunità di ludopati a prescindere. Ci sembra quantomeno singolare se non assurdo a livello concettuale. I ludopati certificati sono 12 mila in Italia (ultimi dati disponibili – certificati ripeto – non i numerati a caso).

Esistono, certo, ma non sono un “popolo” come alcune organizzazioni di tutela vorrebbero far credere all’opinione pubblica. Ci sono molti comuni lombardi che, in queste ore, stanno ricevendo migliaia di fondi pubblici dalla regione che li ha voluti premiati per il impegno sul tema. Il comune di Seregno, per esempio, riceverà ben 30 mila euro.

Ho fatto una proiezione al ribasso: se ogni comune si impegnasse in progetti legati alla ludopatia e prendesse anche il 50% di quello che ha portato a casa Seregno, comune brianzolo, l’esborso di denaro pubblico sarebbe di 120 milioni di euro su base annua. Vi rendete conto? Praticamente, guardando al dato “macro” una industria nell’industria. Questa piccola simulazione fa comprendere non solo l’assurdità dell’intera questione, ma anche la deriva potenziale (molto pericolosa) che potrebbe prendere. Giusto cercare di recupera il ludopate e/o il giocatore problematico, ma l’analisi dello scenario territoriale deve essere a prescindere. Le regioni o lo Stato non possono erogare denaro senza avere per esempio un dato incontestabile sui territori dove finiscono questi soldi (spesso pubblici)

Ci piacerebbe, per esempio, sapere dall’assessore regionale Beccalossi, molto attivo in negativo nei confronti della industria del gioco lecito, come e dove ha certificato il numero dei ludopatici sul territorio lombardo e se esistono delle strutture che porranno in essere (nel tempo) controlli vigilando sui fondi pubblici erogati a questi comuni/strutture associative.