L’idea che arriva dall’Inghilterra. Un modello anche per l’industria italiana del gioco?

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L’idea per una giusta misura nella regolamentazione della pubblicità del gioco potrebbe arrivare proprio dalla moderna patria del “gambling”. Parliamo chiaramente dell’Inghilterra. Conservatori (Lord Chadlington), Laburisti, Scottish National Party e Liberal-Democratici , con il supporto della Chiesa cattolica e della Chiesa d’Inghilterra, hanno unito le forze in un progetto di legge che blocchi le pubblicità sul gioco una ora prima, e dopo, ogni evento sportivo trasmesso in tv o su qualsiasi “device”. Nessun dramma per gli operatori, almeno a leggere i principali quotidiani generalisti inglese. Nel frattempo, importanti brand del settore hanno già annunciato investimenti milionari in attività di CSR (Corporate Social Responsability), il cambiamento dei propri algoritmi per fronteggiare abusi di gioco, una partnership con “GamCare” per il contrasto al gioco minorile, oltre ad investimenti da 4 milioni di sterline, per il 2019, in progetti a favore del gioco responsabile. 

Nel Regno Unito si è arrivati, pertanto, ad un “patto sociale” tra politica, Chiesa e industria del gioco, per arrivare ad una regolamentazione più concreta degli interventi pubblicitari, a tutela soprattutto dei più giovani, che possono essere interessati da questi messaggi. Un messaggio, perché no, al mondo del gioco italiano e soprattutto alla classe politica (a partire dall’attuale Esecutivo), intesa nella sua interezza.