Liguria, modello “regionale” da seguire

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Il proibizionismo che ha colpito, in questi ultimi anni, l’industria del gioco sta impattando fortemente sui livelli occupazionali. Lo si è capito, sottolinea Agipro, nella primavera del 2017 quando, secondo la legge della Liguria, dovevano chiudere tutti i punti di gioco e le slot già esistenti e non in regola con il distanziometro. Un taglio che praticamente interessava il 90% dell’offerta e determinava la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Di fronte a questa prospettiva, la Giunta Toti ha deciso di sospendere la legge prima per un anno e poi sine die. Altre Regioni, nei mesi successivi, hanno seguito strade analoghe: l’Abruzzo e le Marche hanno prorogato le autorizzazioni esistenti di due anni, la Puglia ha fatto di più, salvando a tempo indeterminato tutte le vecchie licenze e riducendo sia il distanziometro (da 500 metri a 250) sia i luoghi sensibili.

In controtendenza il solo Piemonte, la cui legge è entrata regolarmente in vigore tagliando nel 2017 quasi tutte le slot negli esercizi pubblici e disponendo la chiusura delle sale a partire dal maggio 2019. Il nuovo presidente Cirio (in quota al centro-destra), subentrato dopo le ultime elezioni regionali, ha però già fatto capire di essere intenzionato ad ammorbidire significativamente la legge.