L’industria del Gioco fa la “sua” parte con lo Stato, ma lo Stato con il Gioco?

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Sono ben 5,6 miliardi di euro le entrate del bilancio dello Stato dall’industria del gioco: ovvero lotto, lotterie ed altre attività di gioco nel periodo tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2018. E’ quanto di recente reso noto dal MEF (nella foto in primo piano il ministro all’Economia e Finanze, Giovanni Tria).

Oltre 4,2 miliardi provengono dal Preu applicato su Slot e Vlt, 905,9 milioni dai proventi del lotto, 209,7 milioni da altri proventi delle attività di gioco, 139,8 milioni come quota del 40% dell’imposta unica sui giochi di abilità e sui concorsi pronostici e oltre 44,1 milioni come diritto fisso erariale sui concorsi pronostici. A questi si aggiungono 3,2 milioni dal versamento di somme da parte dei concessionari di gioco praticato mediante apparecchi, 1,4 miliardi dai proventi derivanti dal gioco del bingo, 322,3 milioni dai proventi relativi ai canoni di concessione per la gestione della rete telematica relativa agli apparecchi da divertimento ed intrattenimento ed ai giochi numerici a totalizzatore nazionale, 330,3 milioni dalla ritenuta del 6 per cento sulle vincite del gioco del lotto, 963,4 milioni dalle lotterie nazionali ad estrazione istantanea. 

Questi dati, per chi ne avesse ancora bisogno, confermano l’importanza di questo comparto, che viene, purtroppo, vissuto come una “mucca da mungere”, più che come un settore da far crescere in modo omogeneo e positivo, senza pregiudizi di sorta. Nel rispetto chiaramente dei consumatori e delle leggi dello Stato. Anche con questo nuovo Governo non si vede una idea di medio-lungo periodo, una visione industriale. Perché questo dovrebbe essere il ruolo della politica: indirizzare e guidare i processi industriali, per creare valore aggiunto per le aziende e per le comunità interessate.