Luci ed ombre degli eSports. Se n’è parlato a Bruxelles

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(di Andrea Ranaldo – da Bruxelles) – Anche la politica accende i riflettori sul mondo dell’eSports e si interroga sull’opportunità, o meno, di intervenire per regolamentare un settore ancora privo di una legislazione ad hoc.
È accaduto al Parlamento Europeo, a Bruxelles, dove l’Intergruppo Sport ha organizzato un dibattito ricco di spunti, capace di attrarre un numero di partecipanti da record: anche l’eurodeputata M5S, Tiziana Beghin, vice-presidente dell’Intergruppo (nella foto), ha sottolineato con una battuta come nemmeno per il convegno sulla Brexit si era registrato un simile interesse.

La cosa non deve stupire: il fenomeno dell’eSports, inizialmente in auge principalmente in Asia e negli Stati Uniti, sta ora vivendo una crescita esponenziale anche in Europa, con numeri da capogiro. Si stima che nel 2017 saranno 258 milioni le persone che guarderanno partite di videogiochi in streaming, circa il 20% in più di quelli che lo hanno fatto nel 2016, per un giro di affari da centinaia di milioni di dollari.

Si spiega così l’investimento di un colosso come Amazon, che, un paio di anni fa, ha acquistato per 970 milioni di dollari Twitch, la principale piattaforma streaming, che trasmette, in tutto il mondo, sia i tornei e gli eventi principali che le singole partite che gli utenti possono condividere in diretta online. Una gallina dalle uova d’oro che sembra avere convinto anche Facebook, ormai prossimo a scendere in campo forte dei suoi 2 miliardi di utenti.
Ma l’eSports è davvero equiparabile agli sport tradizionali? Sicuramente ne condivide molte prerogative: anche un pro player di videogiochi si allena quotidianamente, segue una dieta equilibrata e necessita di una concentrazione e di un atteggiamento mentale molto simili a quelli di un atleta. Analogie che sono al vaglio anche del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) per una clamorosa promozione dell’eSports tra le discipline olimpiche di Parigi 2024.
Purtroppo, vi è anche un altro lato della medaglia, e i due fenomeni sono accomunati anche da aspetti deprecabili: oltre a numerosi scandali legati al doping esiste un mondo di scommesse clandestine e partite truccate dieci volte più grande rispetto a quello delle puntate regolari. Una vera e propria nuova frontiera per la malavita internazionale.
L’interrogativo iniziale torna dunque di attualità: è giusto che la politica prenda in mano la situazione? L’avvocato Joaquín Muñoz ipotizza tre scenari:
– Una regolamentazione specifica che parta dall’industria dei videogiochi
– Un’autoregolamentazione che si aggiunga al quadro giuridico generale
– L’equiparazione dell’eSports agli sport tradizionali, che verrebbe così sottoposto alla giustizia sportiva.
È prematuro ipotizzare quale strada verrà intrapresa dall’Unione Europea, ma una cosa è certa: la politica non può più ignorare un fenomeno così rilevante.