Ludopatia: adesso la colpa è di Totti, se è ammirato e tutti seguono il suo spot

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Il Codacons si è riunito a Roma lo scorso 9 giugno per parlare di ludopatia. Ha presentato anche alcuni interventi in campo neuro-scientifico sugli effetti della pubblicità e del marketing aggressivo, in particolare prendendo in esame gli spot Lottomatica che coinvolgono un campione come Francesco Totti (ex capitano dell’AS Roma).

Ancora una volta, però, l’incontro in esame non è si è basato sul confronto/presentazioni di tesi anche “contrapposte”, ma è stato il classico monologo dei vertici di Codacons e di esperti legati a questa sigla, che hanno presentato tesi che possono essere soggette anche di valutazione medico-scientifiche (in linea di principio), ma non possono essere presentate come “verità” assolute. Questo non ha senso e porta sempre a considerazioni di stampo “partigiano”. Non molto elegante, poi, ogni volta, cercare l’abbinamento con il calcio per poter avere un po’ di pubblicità gratuita rispetto a questi temi, che sono invece molto seri (parliamo di “ludopatia”). Ecco perché leggo con attenzione le tesi del prof. Serpelloni, ma attendo con serenità i dati, quelli sì certificati, dell’Istituto Superiore di Sanità, quando saranno pronti, disponibili e divulgativi  (soprattutto)

Nello specifico è intervenuto il prof. Giovanni Serpelloni, neuroscienziato esperto di dipendenze da stupefacenti e da gioco, che insegna in Florida (Usa).
Secondo il prof. Serpelloni, il cervello dello scommettitore-tipo avrebbe caratteristiche particolari e riconoscibili. La tesi è che non siamo tutti uguali di fronte allo stimolo pubblicitario.
Esistono due tipi di condizione osservabili, riguardo ad una pratica “scorretta” di gioco:
A) Gambler proplematico: il cervello del soggetto si modificherebbe strutturalmente e funzionalmente; se la diagnosi avviene a questo stadio si può intervenire e curare, anche guarire dalla malattia, con percentuali più alte di abbandono delle pratiche scorrette.
B) Gambler patologico: il soggetto soffre di una patologia rilevabile attraverso misurazioni neuro-vegetative (una risonanza magnetica funzionale ad esempio). Il soggetto non può essere penalizzato da comunicazioni pubblicitarie che sfruttano la sua debolezza. L’inizio della pratica di gioco eccessivo è volontaria, poi il proseguo deriva da fattori genetici che prescindono un controllo da parte del soggetto.

Secondo il Codacons lo spot attualmente on air di Totti ha fatto più di 25 milioni di contatti e l’ex capitano della AS Roma (testimonial di Lottomatica per il Gioco del Lotto) sarebbe un incredibile calamita pubblicitaria, perché molto ammirato dalla sua fan base. Come se l’ammirazione, non si capisce poi perché, dovrebbe generare una attivazione successiva sul Gioco del Lotto. Anche questi tesi è un po’ opinabile e tutta da dimostrare. Totti è solo una scelta pubblicitaria di Lottomatica, ma, di sicuro, i suoi messaggi adv non generano alcuna dipendenza, o gioco problematico. E restano impressi solo perché la creatività è giocata sull’ironia. Al massimo faranno vincere all’azienda un grand prix della pubblicità nel 2017. Altri effetti non ne vedo assolutamente. Sempre secondo Serpelloni, testimonial unanimemente ammirati diminuiscono i “freni ambientali” verso comportamenti di gioco scorretti. Quindi per deduzione logica, avendo Totti questa proiezione di impatto del suo messaggio se ci saranno dei ludopatici sarà stata eventualmente colpa sua e del suo messaggio pubblicitario. Tesi veramente molto bizzarra.