Ludopatia: la pagliuzza che (per alcuni) diventa trave

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Agimeg, questa mattina, ha pubblicato dei dati, che confermano la ratio da cui è partito questo blog di “controinformazione” sul tema dei Giochi. Fare chiarezza su tutte quelle fake news che escono sul mondo del gambling.

C’è da tempo, tra l’altro, un accanimento terapeutico nei confronti di questa industria, da parte di alcuni “mondi” che vogliono arrivare alla chiusura (a torto secondo me) del settore. Un settore che risponde alla naturale esigenza dei consumatori di dedicare tempo ed energie alla sfera ludens personale, che, però, ripeto, da alcuni mondi viene visto solo in misura negativa. La presenza della ludopatia all’ottavo posto di una ideale classifica delle dipendenze degli italiani, con un numero assolutamente inferiore ad altre dipendenze come fumo, alcol, ecc., dovrebbe spegnere qualsiasi accanimento. Invece, la ludopatia e la lotta contro il gioco sviluppano sui media una attenzione per certi versi esagerata. Solo uno sciocco non arriverebbe a capire che siamo di fronte ad un disegno “mirato”: arrivare al proibizionismo del gioco nel nostro Paese. Un fatto che determinerebbe effetti a catena pericolosissimi. Il mercato irregolare/illegale aspetta solo questo e potrebbe solo ringraziare. E’ possibile che non ci sia, in ambito politico, un movimento in grado di “difendere” le giuste ragioni di questa industria, che ha creato economia, posti di lavoro e contribuisce al PIL nazionale? 

Nonostante la ludopatia occupi solo l’ottavo posto tra le principali dipendenze in Italia, l’attenzione che gli riservano i principali media la piazza in testa a questa speciale graduatoria. La principale dipendenza in Italia è il fumo, seguita da alcool e social network. Se le prime due voci erano abbastanza scontate, la terza mostra a sorpresa dei dati allarmanti. Seguono, in questa graduatoria, la droga (ma il dato potrebbe essere più alto visto che, trattandosi di un fenomeno illegale, esiste una parte non rilevabile) e gli smartphone. In sesta e settima posizione due dipendenze forse poco conosciute, ma che di fatto coinvolgono oltre 4 milioni di persone. Si tratta della dipendenza da shopping, fenomeno che porta i soggetti, ad esempio, a non pagare impegni come mutuo, rate o condominio per comprare oggetti come vestiti, scarpe, ecc. Questo provoca in molti casi dei gravi squilibri nella situazione economica dei soggetti interessati. La dipendenza da sesso provoca invece disturbi nella capacità di interagire con altre persone, abbassa i livelli di attenzione su tutte le attività lavorative, comprese quelle che richiedono meno concentrazione. Il gioco è in ultima posizione in questa graduatoria ed è l’unica forma di dipendenza che interessa meno di un milione di persone. C’è da sottolineare che una persona può far parte di più categorie di dipendenza e quindi i soggetti colpiti dalle dipendenze evidenziate non sono la sommatoria dei valori proposti. Va anche evidenziato che le percentuali di mortalità nelle ultime tre dipendenze della classifica (shopping, sesso e gioco) sono praticamente inesistenti o bassissime. La percentuale si alza relativamente alle dipendenze da social network (eventi tragici riconducibili all’utilizzo di strumenti come facebook) ed ancora di più per ciò che concerne lo smartphone (basti pensare alle morti per incidente dovuti all’utilizzo dei cellulari in auto). Fumo, alcool e droga provocano decine di migliaia di decessi all’anno. In questa analisi dei dati stona l’attenzione mediatica dedicata al gioco. Prendendo in considerazione solo il periodo luglio 2016-giugno 2017, gli articoli o servizi radiotelevisivi dedicati al gioco pongono il segmento al primo posto tra quelli considerati. Secondo una stima elaborata da Agimeg, prendendo in considerazione solo i principali quotidiani nazionali e locali e le principali emittenti radio-tv, nell’anno evidenziato sono stati circa 500 i pezzi (articoli, news e servizi) dedicati al gioco. Un’attenzione mediatica che non ha riscontro in nessun degli altri settori esaminati. Nella stragrande maggioranza di questi 500 ed oltre interventi, hanno posto il gioco al centro di un non ben definito e sostenuto allarme sociale. I numeri proposti fanno venire molti dubbi su questa attenzione famelica sul gioco, tanto che parlare di malafede o ignoranza non è forse un azzardo.