L’UE lancia l’offensiva per contrastare il match fixing

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(di Andrea Ranaldo) – Il Parlamento europeo di Bruxelles è stato teatro di un panel d’alto livello dedicato al match-fixing, dal titolo “Per l’Europa è tempo di agire per contro le manipolazioni nello sport”. All’evento hanno partecipato, oltre ai rappresentanti di tutte le istituzioni comunitarie, anche numerosi Ministri dello sport, la UEFA, l’Interpol e alcune delle più importanti agenzie di betting. Il leit motiv della discussione è stato essenzialmente uno: per combattere efficacemente le combine sportive è necessaria l’entrata in vigore della Convenzione Macolin.

CHE COS’È LA CONVENZIONE MACOLIN

Si tratta di una convenzione del Consiglio d’Europa sulla manipolazione delle competizioni sportive conclusa a Macolin il 18 settembre 2014.

Lo scopo è combattere il match-fixing attraverso:

  1. Prevenzione, identificazione e sanzioni contro le manipolazioni nazionali o transazionali
  2. Promozione della cooperazione nazionale e internazionale tra autorità pubbliche, organizzazioni sportive e società di scommesse

La convenzione impegna ciascun Paese a identificare una piattaforma nazionale incaricata di affrontare la manipolazione delle competizioni sportive, che deve necessariamente essere messa in stretto contatto con la controparte degli altri Stati.

Ogni Stato, inoltre, deve assicurarsi che la propria legislazione nazionale consenta di sanzionare penalmente ogni tipo di combine, anche se è poi libero di definire le pene dei reati.

CHI L’HA RATIFICATA

Ad oggi, la convenzione è stata firmata da 32 Paesi, ma è stata ratificata solamente da 3 Stati: Norvegia (9/12/2014), Portogallo (29/9/2015) e Ucraina (10/1/2017).

Proprio in Ucraina si è assistito, nei giorni scorsi, a un vero e proprio terremoto: a ridosso della Finale di Champions League di Kiev è partita la più grande operazione di contrasto al match-fixing nella storia del calcio europeo, che vede coinvolte 328 persone, tra cui dirigenti, giocatori, e persino un arbitro, e 35 diversi club, pari al 67% del movimento calcistico professionistico del Paese. Al momento sono stati individuati 57 casi di presunte combine legate al calcioscommese.

Tornando al tema della Convenzione Macolin, allo stato attuale mancano i numeri “legali” per la sua effettiva entrata in vigore: serve, infatti, la ratifica di almeno 5 Paesi membri.

PROBLEMI E PROSPETTIVE: IL RUOLO DELL’UE

Il problema principale rimarcato dal dibattito è la mancanza di coordinamento: la risposta delle organizzazioni sportive sulla corruzione è piuttosto frammentata, e ogni Federazione ha le sue norme. Non si registra, inoltre, la necessaria condivisione di buone pratiche tra i vari Paesi, e forse, come sottolinea con un pizzico di sarcasmo il Ministro sloveno Maja Brencic, anche il medesimo interesse: abbiamo Stati, come ad esempio l’Italia e l’Inghilterra, che forti della loro tradizione sportiva, sono molto all’avanguardia, e sono supportati nel loro lavoro dal mondo delle scommesse, ed altri, invece, che sembrano sottostimare la problematica. Quel che è certo, è che trattandosi di una piaga globale, senza fare squadra comune appare molto difficile ovviare al problema.

Secondo i relatori, il ruolo decisivo per uscire dall’impasse deve essere recitato dall’Unione Europea, in special modo dal Consiglio, dove un fine lavoro diplomatico deve vincere le resistenze di alcuni Paesi membri, come ad esempio Malta, da sempre ostili a voler regolamentare in modo stringente la tematica. Le trattative, tuttavia, appaiono impervie: nei prossimi mesi scopriremo se ci saranno state le sperate evoluzioni.