Lundedal Nielsen (Univ. Copenhagen) illustra il futuro degli eSports

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Interessante intervento sul futuro degli eSports al SMW di Roma (svoltosi nei giorni scorsi nella Capitale). Due gli aspetti che sono emersi in misura prioritaria: per i puristi dei giochi, gli eSports sono un settore che si allontanerebbe dai principi stesso del mercato del gaming, perché ormai considerata un’area troppo “commerciale”. L’altro aspetto, da tenere sotto osservazione, è il rischio da match-fixing, perché dove girano molti soldi spesso si annida questo rischio. Oltre a ciò, i videogamer non incassando ancora molti soldi, per giocare da “professionisti” (al netto dei top player), rischiano di essere avvicinati da personaggi “discutibili”, oltre che pericoloso, per truccare anche questa tipologia di match (virtuali).

“Dal mio punto di vista i videogiochi non sono riconducibili ad una cosa unica, ma sono molte cose insieme, che potrebbero anche avere poco o nulla in comune tra loro. I videogiochi possono racchiudere esperienze artistiche, esperienze sociali, o possono essere semplicemente dei modi per passare tempo. I videogiochi che si giocano come sport professionistici hanno molto poco in comune con i giochi che ho sul mio telefono e che utilizzo per tenere le dita occupate mentre faccio altre cose. Gli eSports, in questo momento, stanno diventando un vero e proprio prodotto commerciale e si sono quindi allontanati dalle loro origini di base”. Parola di Rune Kristian Lundedal Nielsen, assistant professor del Centro di Ricerca su Computer Games alla IT University di Copenhagen, in occasione del convegno della Social Media Week, “Chi scommette sugli eSports?” organizzato da Gioconews.it.

“Una delle principali minacce al successo degli eSport è il matchfixing. Tutti gli sport e le attività competitive sono vulnerabili al matchfixing, questo può essere particolarmente vero per gli eSport in cui molti atleti sono giovani, non guadagnano uno stipendio fisso e così via.

Storicamente la gente si preoccupava che i videogiochi potessero far diventare obesi e socialmente maldestri, ma questo stereotipo non è supportato dalle ultime ricerche nel campo. Ci si è anche preoccupati che la gente potesse diventare più violenta quando giocava a videogiochi violenti, anche questa visione è sempre più messa alla prova da nuove ricerche che non trovano questa correlazione”. (fonte: Jamma.tv)