Ma ci sono ancora dei liberali con attributi in questo Paese?

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Oggi scadono i termini per la presentazione degli emendamenti alle norme del Decreto Dignità, poi si andrà in aula per la discussione e il voto. L’impressione, guardando ciò che sta avvenendo da fuori, è che non ci sia un vasto fronte di parlamentari liberali pronti a sostenere le tesi dell’industria del gioco pubblico, lecito e regolamentato. Anzi è proprio l’esatto contrario. Molti parlamentari vorrebbero sostenere il settore, ma hanno timore di andare contro (magari) la posizione del segretario politico di riferimento. E’ ciò che sta avvenendo, per esempio, nei Fratelli d’Italia, dove potrebbero esserci degli emendamenti sui contenuti dell’art.9 (quello relativo alla materia del gioco), ma la presentazione di un disegno di legge anti-gioco proprio da parte del n.1, la deputata Giorgia Meloni sta bloccando molti di questi soggetti. Con questa legge elettorale purtroppo l’inbuto decisionale è ancora più stretto del passato. Comanda, a torto o a ragione, il segretario di partito. Chi presenta una idea diversa dal “capo” rischia l’oscuramento o di andare in panchina. E l’ambizione politica/personale è superiore ai principi di una politica più liberale. E’ triste dirlo, ma è così. La risposta quindi al titolo-domanda di questo post è chiaramente: NO.