Ma perchè nei corsi degli ODG regionali, sul tema della ludopatia, non si invitano mai i rappresentanti del Gioco legale?

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Ho trovato in rete questa comunicazione rivolta ai giornalisti sardi, che per legge devono partecipare (tocca a tutti!) nell’arco di ogni biennio a corsi di aggiornamento per totalizzare 60 crediti formativi e sono rimasto da un lato basito, dall’altro mi è venuta una “idea”- di seguito il testo: La diffusione del gioco d’azzardo che crea una vera e propria patologia e il ricorso ai prestiti usurai che spesso sono la conseguenza più diretta della fabbrica di falsi sogni. Temi di grande attualità affrontati sempre più spesso dai media, ma sui quali è forse necessario un approfondimento. E’ quello che si propongono due seminari organizzati dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna con la Caritas e l’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana). Si svolgeranno il 9 maggio, a Cagliari, dalle ore 14 alle 17, nella sala conferenze del Seminario Arcivescovile (via Mons. Cogoni 9) e il 10 maggio a Olbia, dalle 14 alle 17 nella Biblioteca comunale Simpliciana (piazzetta Dionigi Panedda 3). Le relazioni saranno svolte da Maurizio Fiasco, sociologo, presidente dell’associazione Alea ed esperto della Consulta nazionale anti-usura, Daniele Poto, giornalista e scrittore, collaboratore dell’associazione Libera, autore di “Azzardopoli 2.0. Quando il gioco si fa duro… le mafie iniziano a giocare”. Inoltre a Cagliari interverranno Bruno Loviselli, referente della Fondazione anti-usura Sant’Ignazio da Laconi della Caritas diocesana e Graziella Boi, direttore del Centro per il trattamento dei disturbi psichiatrici correlati ad alcol e gioco d’azzardo del Dipartimento di salute mentale della Asl.

Non entro nel merito dell’iniziativa e dei relatori (tra l’altro conosco Daniele Poto, da sempre molto attento sul tema della ludopatia nel gioco d’azzardo), ma manca un “pezzo”. Su un tema così delicato, su una materia (la ludopatia) che fa così discutere mondo dell’industria, politica, media, medici e associazionismo vario, perché a questi corsi non c’è MAI un rappresentante dell’industria del gioco “legale”? In un Paese che vive di pane e par condicio, si dà la parola a tutti (anche a chi non lo meriterebbe) e, invece, sul tema della ludopatia tutti sono invitati a parlare, tranne gli operatori del settore. Non vi sembra incredibile? E gli ordini giornalistici regionali dovrebbero dare spazio a tutti, a partire dall’industria del gioco legale. Anche sotto il profilo formativo, altrimenti si ha comunque una visione parziale, per non dire “distorta” della realtà.