Meno 5 mesi all’Armageddon della pubblicità delle aziende del gioco. Ecco cosa sta succedendo

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Qualche giorno fa è arrivata l’attesa risposta da parte dell’Authority per le Comunicazioni con un parere firmato dal presidente Angelo Marcello Cardani in cui si evidenzia che “anche i contratti di sponsorizzazione in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del decreto rientrano nell’ambito applicativo” della deroga di un anno. Esiste infatti – si legge ancora nel documento dell’Agcom – un “rapporto di ‘genus ad speciem’ intercorrente tra i ‘contratti di pubblicità’ e i contratti di sponsorizzazione”. Alla stessa conclusione era giunta pure via XX Settembre.

Per pubblicità e sponsorship dunque il divieto riguarda ora solo i nuovi contratti mentre per quelli esistenti si arriva fino all’estate. Poi, a meno che non si faccia retromarcia magari con il tanto atteso riordino del settore, sulle maglie degli sportivi professionisti non ci sarà più alcuna scritta che riguarda il mondo dei giochi e delle scommesse. (fonte: PolicyMaker)

Ecco appunto. Il tema è quello del tanto agognato “riordino del settore”. Tutti ne parlano da tempo, ma è anche vero che per pentastellati parlare di gioco, ogni volta, è occasione di orticaria. Nel frattempo, siamo a meno di 5 mesi dalla chiusura definitiva delle attività di promozione/pubblicità (anche indiretta) come previsto dal Decreto Dignità convertito in legge. Fino al prossimo 30 giugno sarà possibile per esempio sponsorizzare una maglia o mostrare brand e prodotti sui led bordocampo. Ma dal 1° luglio 2019 tutto questo non sarà più possibile. A meno che non ci sia un intervento (diretto/indiretto) che regoli meglio questa intricata materia.