Messina (IDV) si erge a “Masaniello”. Divieto assoluto per il gioco, chi lo pratica (dice lui) non mangia

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Devo essere sincero: ci mancava l’intervento di Ignazio Messina (IDV). A parte che ci sono un paio di passaggi di questo comunicato che non “filano”, ma questo è un di cui. Ma il passaggio più interessante è quando il segretario nazionale del partito che fu di Antonio Di Pietro dice, meglio vietare l’industria del gioco anche se dà posti di lavoro come settore (150 mila, nda), perché i soldi che si perderebbero li si guadagnerebbe in termini di consumi (mancati), perché il suo pensiero è semplice (forse anche un po’ troppo): chi gioca toglie soldi ad altre cose (si arriverebbe perfino a non mangiare – sostiene Messina). Premesso che conoscevo Messina come giovane politico, ma non come economista (magari è una colpa mia), ma è proprio tutto l’impianto (accusatorio) del segretario dell’Italia dei Valori che non sta in piedi e non si può in alcun modo professare la chiusura del terzo comparto del Paese, solo perché si è proibizionisti. Ma stiamo scherzando? Qui si sta veramente esagerando e la cosa grave è che questi inviti alla rivolta non arrivano dall’uomo della strada, ma da politici che ambiscono un giorno ad essere parte del governo del Paese. 

Mi verrebbe da dirgli: Messina ma cosa stai dicendo? Ma hai riletto quello che hai scritto e che riporto testualmente qui sotto, perché secondo me non ti rendi conto del contenuto di questo testo. E poi basta ancora con questi “numeretti”. I ludopatici non sono 800 mila come dici tu, ma 12 mila (su base nazionale) come dice il CNR di Pisa. Spero che almeno sull’attendibilità del CNR non dovremo discutere. Spero…

“Le organizzazioni che vivono sull’azzardo e sulle rovine altrui protestano contro l’aumento della tassazione. La buttano in economia, ma con argomenti fasulli. I posti di lavoro che si perderebbero, pur dolorosamente, sono ampiamente compensati da quelli che si perdono con coloro che si svenano al gioco e per il fatto che il gioco d’azzardo, la terza industria italiana con quasi 100 miliardi di fatturato all’anno, sottrae ingenti risorse ai consumi”. Lo ha comunicato il segretario nazionale dell’IDV Ignazio Messina.

“In tal modo quell’attività contribuisce fortemente – ha proseguito – alla pesante crisi economica italiana, che determina chiusure di imprese, nonché all’impoverimento, fino alla rovina, di tante famiglie. Gli organismi generali che rappresentano gli esercenti e le imprese dovrebbero spalleggiare IdV, che chiede il divieto assoluto del gioco d’azzardo, e mettersi alla testa della ribellione sociale che vuole vietare l’azzardo e così evitare la chiusura di tante imprese, che non possono beneficiare delle risorse oggi bruciate al gioco a vantaggio di pochi. Il problema, dunque, non è se il governo possa o non possa aumentare le tasse (fatto che rappresenta comunque un danno minore), ma che lo Stato vieti il gioco d’azzardo in nome di un’etica che non vuole additarlo come azione lecita desiderabile. Le somme che non conseguirebbe a titolo di imposta sul gioco verrebbero ampiamente compensate dalle minori spese per il trattamento di 800 mila ludodipendenti e dei tre milioni di soggetti a rischio nonché per la costosa organizzazione, anche di controllo e repressione, che esso deve mantenere in piedi, ad esclusivo vantaggio di coloro che lucrano sulla disperazione. Lo Stato non può mettersi tra questi”. (fonte: Agimeg)