Ministro, lei cerca la pagliuzza nel gioco, ma la trave è da una altra parte

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93,2 miliardi di euro di imponibile evaso. Sì avete letto bene e mentre il Ministro Luigi Di Maio (Lavoro/MISE), come una mosca sul vetro, attacca senza tregua il comparto del gioco, sotto gli occhi gli sfugge (o fa finta) questo macro dato. Non dovrebbe (forse) concentrarsi sul tema dell’evasione colpendo i tanti cittadini italiani che non esistono per il Fisco? Contribuenti-fantasma, che non pagano nulla? La risposta è chiaramente sì, ma sotto il profilo ideologico è più mediatico falcidiare la filiera del gioco pubblico, lecito e regolamentato. 

Sebbene sia diminuita di oltre 6 miliardi di euro rispetto all’anno precedente, l’Ufficio studi della Cgia fa sapere che in Italia, a seguito della non corretta dichiarazione dei redditi, sono presenti 93,2 miliardi di euro di imponibile evaso imputabili direttamente alle imprese e alle partite Iva.

In altre parole, l’incidenza dell’evasione attribuibile alle aziende sul totale del valore aggiunto prodotto dall’economia non osservata (207,5 miliardi) è pari al 44,9 per cento.

Un altro 37,3 per cento dell’evasione è riconducibile al lavoro irregolare (pari ad un valore aggiunto di 77,4 miliardi) e, infine, un ulteriore 17,8 per cento è ascrivibile alle attività illegali e ai fitti in nero (36,9 miliardi) (vedi Tab.1).

Nella quota strettamente in capo alle aziende, il macro settore con la maggiore propensione all’evasione è quello dei servizi professionali (attività legali e di contabilità, attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, studi di architettura e di ingegneria, collaudi e analisi tecniche, altre attività professionali, scientifiche e tecniche e servizi veterinari).