Mons. D’Urso proviamo a dialogare, piuttosto che ad alzare muri?

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Monsignore, ho letto con attenzione e rispetto le sue parole di ieri, a margine del vostro incontro milanese sul tema del gioco. Credo, purtroppo, che ci si stia muovendo però su un terreno molto pericoloso. La cosa peggiore infatti è ragionare sul terreno scivoloso dei pregiudizi. Se fosse vera (e non lo è) la tesi delle lobbies dell’azzardo, oggi si non andrebbe nella direzione della “riduzione” dei punti gioco nei diversi settori, semmai ci si muoverebbe nella direzione opposta (quella dell’aumento dei punti di gioco). Secondo punto: il settore del gioco non ha alcun interesse a far nascere e crescere un mercato di ludopatici, né è assolutamente una economia “improduttiva”. Anzi ha creato posti di lavoro e genera entrate erariali importanti e costanti per lo Stato. Ma perché, Monsignore, non prova a dialogare con le associazioni di categoria/rappresentanza del settore presenti sul mercato? Almeno per ascoltare, poi se vorrà potrà rimanere comunque della sua idea. Ci proviamo? La Chiesa da sempre non ascolta tutti i suoi “figli”?

Di seguito il comunicato degli organizzatori del convegno milanese 

“Le lobbies dell’azzardo sono progressivamente diventate molto potenti: si sono radicate sul territorio nazionale, arrecando crescenti e notevoli danni all’economia, creando un mercato di consumatori patologici, anche con il sostegno e la benedizione di tante istituzioni”.

Lo ha detto mons. Alberto D’Urso, presidente della Consulta nazionale antiusura, aprendo i lavori della tavola rotonda sul tema “Istituzioni e azzardo in Italia”, organizzata dalla Consulta nazionale antiusura, dalla Fondazione San Bernardino e dalla Caritas Ambrosiana. L’incontro, che si è tenuto a Milano nella sala conferenze di Caritas Ambrosiana, ha visto la partecipazione di tante realtà e fondazioni contro l’usura, riunitesi per fare il punto su un fenomeno drammatico che non accenna a diminuire. Della necessità di contrastare il gioco d’azzardo, ha parlato anche il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti: “Per capire l’evoluzione di questa emergenza – ha detto Gualzetti – bisogna partire dalla consapevolezza degli effetti negativi della legislazione in materia di gioco d’azzardo sulle persone. Siamo a valle di un sistema promosso dallo Stato negli ultimi anni, che crea sempre più giocatori patologici e orienta la spesa verso un’economia improduttiva”.
Secondo un’indagine realizzata proprio da Caritas Ambrosiana, nel 71% dei centri d’ascolto gli operatori affermano che il gioco d’azzardo è molto o abbastanza diffuso tra i propri utenti, nel 58% ritengono di aver avuto la percezione che le persone incontrate avessero problemi con il gioco, mentre nel 48% dichiarano di aver incontrato giocatori patologici.