Nasce una nuova razza di politico. Lo “scordarello” post voto.

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Un pungente “retroscena”, come tutti quelli che scrive Francesco Verderami sul Corsera, ha portato oggi alla ribalta un off the records, che è il barometro della coerenza dell’attuale classe politica italiana, che si sente sempre più dirigente o quantomeno parte di un “vento di cambiamento”, così come lo chiamano in gergo soprattutto i pentastellati, compagni futuri di governo dei verdi della Lega.

Il retroscena in esame mescola idee nuove di governo (non sempre vincenti o convincenti), ma soprattutto gli interessi del Biscione di Silvio Berlusconi. A leggere il contratto di governo studiato congiuntamente da Lega e M5S c’è un passaggio sul tema del “gioco d’azzardo”, che, oltre a generare qualche stupore nel mondo delle aziende di settore, ha fatto trasecolare i principali editori, soprattutto quelli del comparto televisivo. Si parla, nello specifico, di “divieto assoluto e pubblicità e sponsorizzazioni”.

Praticamente il nuovo esecutivo giallo-verde, da un lato promette la difesa dei cittadini, la cancellazione della legge Fornero, la creazione di nuovi posti di lavoro, dall’altro già parte con il segno meno. Sempre secondo Verderami, se fosse veramente applicato il divieto in esame, ci sarebbe un contraccolpo per il mercato pubblicitario (in ambito televisivo) nell’ordine di 200 milioni di euro. In attesa di trovare le coperture per il reddito di cittadinanza e flat tax, il nuovo Esecutivo partirebbe con un meno 200 milioni. Ma che saranno mai? Magari con questa forza propulsiva e voglia di fare si recuperano facili. Chissà. Anche se abbiamo forti dubbi al riguardo.

Berlusconi, imprenditore intelligente e di lungo corso, ha annusato il pericolo per le sue aziende e, proprio per questo, è molto arrabbiato con Salvini. Questo colpo al cuore, anzi alla cassa, non se la sarebbe mai aspettato dall’alleato del Carroccio. 

L’aspetto kafkiano della faccenda è che, sempre secondo la ricostruzione del giornalista politico del Corsera, si tratta di aziende che avrebbero finanziato le campagne elettorali di molti coloro che oggi fanno i “paladini alla rovescia”. O peggio ancora gli “scordarelli”.  Prima del voto, le aziende del gioco (parliamo sempre di quelle pubbliche, lecite e regolamentate) erano ben accette in certi comitati elettorali. Adesso meglio stare lontani, visto che ,per venire incontro ai desideri giustizialisti dei pentastellati, anche i leghisti si sono piegati e hanno perso la memoria degli assegni presi e incassati.

Certo la figuraccia è grande, ma al di là delle battute o delle spigolature di rito, non c’è molto da sorridere. Se il divieto diventasse norma, molte aziende oggi, legate a livello pubblicitario a filo doppio al gioco, chiuderebbero. Perché oggi le realtà di questo settore industriale sono veri e propri big spender. Nessuno può farne a meno. 

Certo a pensare ad una pena del contrappasso, immaginate se diventassero visibili e pubblici i nomi dei parlamentari che oggi fanno i Marat e i Robespierre, mentre prima del 4 marzo “sorridevano” e, con la stessa mano, accettavano contributi elettorali proprio dalle aziende oggi osteggiate. I tempi cambiano, siamo d’accordo, ma è la coerenza politica (oltre che il buon gusto) ad essere totalmente assente in determinati ambienti di questa nuova “classe dirigente”.