Nel 2018 il gettito erariale collegato all’industria del gioco è stato pari a più di 14 miliardi di euro

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Nel 2018 le entrate tributarie erariali accertate sono state pari a 463.296 milioni di euro, con un aumento di 7.652 milioni di euro (+1,7%) rispetto all’anno precedente. E’ il MEF  a comunicarlo nel suo “tradizionale” bollettino, dove si legge che le imposte indirette ammontano a 215.665 milioni di euro, con una crescita tendenziale di 5.641 milioni di euro (+2,7%). Alla dinamica favorevole ha contribuito principalmente il gettito dell’IVA (+3.859 milioni di euro, +3,0%) nella componente di prelievo sugli scambi interni +3.018 milioni di euro. Considerando solo le imposte indirette, il gettito delle attività da gioco (lotto, lotterie e delle altre attività di gioco) è di 14.045 milioni di euro (+516 milioni di euro, pari a +3,8%); il gettito dell’imposta sul consumo dei tabacchi ammonta a 10.584 milioni di euro (+86 milioni di euro, pari a +0,8%).

Questi sono i “freddi” dati del MEF, che, però, se analizzati con attenzione portano sul piatto un quesito non da poco: ma perché se l’industria del Gioco fa sempre la sua parte nel rapporto con lo Stato, con il quale, tra l’altro, è legato dalla normativa del sistema concessorio, viene così “vessata”? Ci piacerebbe ricevere un giorno una risposta. E’ un comportamento sicuramente singolare, per non dire schizofrenico, senza alcuna giustificazione o buon senso.