Nicolella (Lega B): Le imprese criminali hanno grande appetito ad entrare nel circuito delle scommesse

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“Non si tratta della vecchia combine, bensì di un’alterazione del risultato sportivo avente finalità criminosa”. Ha spiegato con queste parole il significato di “match fixing”, il capo della Squadra Mobile di Genova, Marco Calì, intervenuto in occasione di un recente incontro sul tema organizzato all’interno dell’aula magna dell’Università di Genova. Il tema della tavola rotonda era “Match fixing: tra etica, valori sportivi, aspetti penali e business dello sport”.

Il concetto è stato ribadito anche dal tenente colonnello Vittorio Capiello, del Nucleo Polizia Tributaria di Genova, che ha ricordato come più del 50% delle entrate tributarie dello Stato provengano dal settore delle scommesse.

Una piaga, quella del match fixing, che non colpisce solo la Serie A, ma anche le categorie inferiori, a cominciare dai cadetti. “Una nostra proposta – ha detto il consulente della Lega B, Gabriele Nicolella – sarebbe rimodulare la responsabilità oggettiva delle società sportive, estendendo la responsabilità penale contenuta nel decreto legislativo 231/2001. Le imprese criminali hanno grande appetito ad entrare nel circuito delle scommesse”.

Tutti questi convegni sono molto interessanti e sicuramente servono a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, ma per evitare che, tra un anno, ci si possa trovare di fronte, nuovamente, ad uno scandalo nel pianeta calcio, è importante che il “legislatore” comprenda tutti i rischi connessi al match fixing e si arrivi quindi (in tempi rapidi) all’emanazione di nuove norme che non consentano interpretazioni. Norme anche molto severe, ma semplici e dirette: chi sbaglia deve pagare, anche a tutela di quei calciatori, che, invece, ogni domenica, rispettano le regole e sono spesso all’oscuro di queste pratiche fraudolente (da parte di alcuni “colleghi”).