Per il Codacons adesso il “problema” è Giovanni Floris. Siamo nel surreale. Reo di aver fatto informazione

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Il giornalista Giovanni Floris denunciato alla procura della Repubblica di Roma per il reato di induzione al gioco d’azzardo. A presentare l’esposto è stato il Codacons, (Coordinamento delle associazioni dei consumatori) guidato dal presidente Carlo Rienzi (nella foto). A suscitare l’interesse legale dell’associazione dei consumatori è stato un servizio, trasmesso durante l’ultima puntata di Dimartedì (su La7), in cui veniva spiegato per filo e per segno come eludere e aggirare i divieti fissati dalla nuova legge appena approvata sul reddito di cittadinanza.

Il Codacons, inoltre, chiede anche formalmente a La7, tv per cui lavora Floris, di sospenderlo dalla sua attività.

I dubbi sulla reale possibilità di applicazione del divieto di spendere i soldi del reddito di cittadinanza in gioco d’azzardo comunque restano.

L’informazione giornalistica fornita da Floris però è più che legittima. E non esiste nessuna norma che vieta l’induzione ad un gioco legale come quello pubblico. Esiste, ovviamente, il divieto di pubblicità introdotto col decreto Dignità.

Anzi, il Codacons, non considera le argomentazioni del Servizio Studi del Parlamento quando dice che “il video potrebbe essersi quindi tradotto in una sorta di induzione a eludere e raggirare le norme sul reddito di cittadinanza con una possibile frode ai danni dello stato e un danno economico evidente ed elevatissimo per la collettività – prosegue l’associazione – per tale motivo abbiamo deciso di chiedere alla procura di roma se la decisione di Floris di trasmettere il servizio in questione possa configurare l’induzione al gioco d’azzardo o una qualsiasi forma di favoreggiamento a delinquere”.

Ci permettiamo di segnalare che se un giornalista (nel caso specifico Giovanni Floris) non ha più il diritto di esprimere la propria opinione su un fatto e/o di fare inchieste giornalistiche, allora veramente è finita in questo Paese.