Per Rampelli (FdI) il gioco può minare la salute. Ma se si va al Governo è solo un problema di regole

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“Il gioco è un male dei nostri tempi, che tocca trasversalmente tutte le fasce di età e anche molto donne (è un target di crescita). Il gioco d’azzardo è un problema di salute pubblica. OMS stima che in Italia 1,85 milioni di persone siano a rischio di GAP (con ben 400 mila utenti di donne). L’industria del gioco,  in otto anni, è cresciuta del 500%, circa il 5% del PIL. Per non parlare poi dell’enorme numero delle slot machine: ogni 153 abitanti nel nostro Paese.
Lo Stato italiano non può fare l’esattore su soggetti deboli, ignorando che ci sono ricadute negative sulla salute delle persone. Sapendo, tra l’altro, che la tutela della salute dei cittadini è costituzionalmente regolamentata. Un atteggiamento immorale, che non può’ essere assecondato, né incentivato,. FdI ha presentato una proposta di legge a contrasto del GAP. Abbiamo cercato di calendarizzarla (prevedeva l’aumento delle aliquote e maggiori controlli in seno al settore), senza riuscirvi (ma siamo una forza di opposizione non di governo, nda). Il tema è che c’è un bene non negoziabile: la vita e la salute delle persone. La vita va salvaguardata sempre e comunque. Lo Stato dovrebbe fare di tutto per evitare che la gente si ammali attraverso il gioco. Oltretutto, c’è stato anche una maxi evasione da parte di alcuni operatori del settore, quindi, non hanno neppure dimostrato di essere dei soggetti formalmente corretti. Si tratta di una attività “malsana”, che colpisce la salute dei soggetti più deboli, e, in più, c’è stata anche una evasione fiscale accertata in taluni casi. Sui 98 miliardi di euro si è accertato infatti che cinque miliardi di euro fossero evasi. La perversione di questo circuito è in una serie di incongruenze. Ecco perché questo sistema va smontato” – ha dichiarato l’on. Fabio Rampelli – tra gli ospiti della conferenza stampa promossa in Parlamento, ieri a Roma, da parte di Modavi onlus contro il gioco d’azzardo patologico.

Al termine dell’intervento ho posto una semplicissima domanda a Fabio Rampelli: Onorevole, alla luce anche del risultato delle amministrative, se doveste entrare in una coalizione di centro-destra, dove sul tema del gioco ci sono posizioni anche in netta antitesi alla sua (cioè favorevoli alla “libertà di impresa”), voi rimarrete sulle vostre posizioni e rinunziereste anche ad entrare al Governo? Perché, mi sembra, on. Rampelli, che la sua sia una posizione molto rigida, tendente al proibizionismo

A quel punto Rampelli, in chiaro imbarazzo, perché non si aspettava una domanda così specifica e di taglio politico che lo portava inevitabilmente a prendere una posizione ha risposto da “politico” navigato: “Quando si entra in coalizione, lo si fa sulla base di un programma condiviso da parte degli alleati. Sul tema specifico, noi contestiamo solo la gestione del mercato del gioco, così come è attualmente. Auspichiamo regole più premianti e severe. Non criminalizziamo assolutamente. Da parte nostra c’è solo il desiderio di rigore, perché ci troviamo ad un settore sensibile, non vogliamo chiuderlo, ma regolarlo ancor meglio. Una cosa è essere favorevole al gioco, un conto è essere favorevole al gioco patologico”.

Tradotto in italiano dal politichese: siamo anti-gioco, ma se ci dovessimo sedere per governare con soggetti (FI e Lega Nord) che fossero più “morbidi” rispetto alle posizioni di FdI, saremmo pronti a trovare, comunque, un punto di equilibrio. 

Non vi nascondo che tra le persone che hanno partecipato ieri alla conferenza stampa c’è stato un forte imbarazzo, perché nell’arco di 5 minuti, Rampelli ha modificato il 70% dei contenuti che aveva precedentemente enunciato. Perché, alla fine, di fronte al tema dello stare al “governo”, i politici cambiano spesso opinione. Come volevasi dimostrare. Ed è il motivo per cui ho fatto questa domanda “scomoda” a Rampelli.